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LE DEMOCRAZIE GIUDIZIARIE - 2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Domenica 17 Agosto 2008 14:32

 

IL DOMINIO DEI SAGGI (seconda parte)
di Israel Shamir
dal sito www.israelshamir.net
traduzione di Gianluca Freda

2. Legge o Democrazia?

Ehud Olmert potrà piacere o non piacere, ma è stato eletto dal popolo per svolgere il suo lavoro. Noi abbiamo eletto Olmert. Si può essere felici o infelici di questo risultato, ma bisognerebbe rispettare la volontà della maggioranza. Noi abbiamo eletto Olmert, Katsav e Ramon, mentre non abbiamo eletto Miss Beinish e la sua sorellanza combattente, benché ella creda di sapere ciò di cui abbiamo bisogno meglio di noi. In una democrazia, la volontà del popolo andrebbe rispettata. Un primo ministro dovrebbe badare al governo del paese, lavoro già abbastanza duro, invece di perdere tempo a rispondere a domande della polizia.

Olmert è stato neutralizzato come primo ministro perché nessuno è in grado di sopravvivere ad un assalto combinato dei media e del potere giudiziario. A quanto sembra, ad Olmert sarebbe tornata utile una Legge Berlusconi, che proteggesse il suo esecutivo dalle indagini di polizia e dalle azioni legali. Le indagini relative al fatto che Olmert avesse o no portato sua moglie in vacanza a spese del governo potevano aspettare la fine del suo mandato.

Ma il problema è più ampio; dobbiamo decidere se preferiamo la democrazia o il dominio della legge. Questi due tipi di regime non sono affatto identici; sono anzi diametralmente opposti. In democrazia il popolo governa attraverso i propri rappresentanti eletti; nel dominio della legge, I Saggi (o giudici) regnano supremi. Oggi la democrazia israeliana è di fronte a una grave sfida, più grave della Crisi Altalena: se non impediamo alla polizia e alla Corte di intromettersi negli affari politici, la democrazia sarà perduta.

Qui occorre aprire una breve parentesi. In origine esistevano tre rami del governo o del ‘potere’: legislativo, esecutivo e giudiziario, come descritto da Montesquieu e come sancito dalla costituzione americana nel 18° secolo. Nel 20° si è visto nascere un quarto potere, i media.

Il potere legislativo, nel nostro caso la Knesset, è un organo democratico, pur con tutti i suoi limiti. Anche il potere esecutivo viene eletto, dalla stessa Knesset, ed è responsabile verso la Knesset.

Ma il potere giudiziario, cioè la Corte, non è eletto da nessuno. E’ un’oligarchia che si autonomina e autoperpetua, provvista di un vasto apparato che interviene su questioni di guerra e pace, lavoro, educazione, vita familiare, perfino su questioni di fede religiosa. Questo è, per usare termini caritatevoli, un dominio platonico dei Saggi. Certo, la legge esiste, ma loro la interpretano come più gli aggrada. Possono annullare una legge o reinterpretarla in un senso completamente diverso. La storia ebraica ha diversi precedenti in questo senso, fin da quando i Saggi del Talmud reinterpretarono la Legge della Scrittura. La Regola di Halacha era in realtà una regola creata dai saggi e solo l’Illuminazione riuscì a spezzare la sua morsa. Oggi siamo tornati tutti al Sinedrio, questo tradizionale (per gli ebrei) ma non molto apprezzato sistema di dominio antidemocratico ad opera dei Saggi Anziani.

Questo fatto fu notato dal professore di giurisprudenza americano Robert Bork, che scrisse: “Il dominio della legge voluto da Aharon Barak... è in realtà... il dominio dei giudici, una tendenza alla quale egli stesso ha offerto il massimo contributo. Forse [Barak] è convinto che i giudici siano semplicemente superiori sul piano intellettivo e morale agli altri protagonisti della politica nazionale”.

I sostenitori della supremazia della Suprema Corte deridono l’ebraismo ultra-ortodosso di Mea Shearim, che accetta le regole dettate dai propri saggi; ma poi essi stessi vogliono farci tornare tutti sotto il dominio dei Saggi, sebbene di saggi scelti da loro. Karl Popper diceva giustamente che questa non è che una nuova forma di totalitarismo. In questo caso, di totalitarismo liberale.

Vi sono alcuni sempliciotti che definiscono questi giudici “di sinistra”. Un blogger attivista di destra, impegnato a favore della famiglia, se da un lato ha fatto correttamente notare la tendenza anti-famiglia della Corte, dall’altro ha definito i suoi membri Le Diaboliche Streghe di Sinistra. Si può essere d’accordo oppure no sulle “diaboliche streghe”, ma di certo esse non hanno nulla a che fare con la Sinistra e questo blogger dovrebbe farsi controllare le diottrie. I Saggi della Suprema Corte, dopo vent’anni di selezione e rapporti tra consanguinei, appartengono ormai ad una stirpe quasi pura di liberali totalitari e naturalmente appoggiano il liberalismo nel senso peggiore di questa parola:

- I diritti dei lavoratori vengono guardati con cipiglio, come se fossero un affronto all’umanità. La maggior parte dei lavoratori israeliani sono oggi assunti con contratti stipulati da subappaltatori di lavoro, eliminando così i benefici della previdenza sociale.

- I giudici sono a favore dello spostamento del peso fiscale sui lavoratori, mentre gli usurai non pagano tasse.

- I giudici non proteggono gli inquilini dall’aumento degli affitti e permettono ai proprietari di incassare affitti non gravati da tasse.

- Sono contro i figli. Ecco perché vengono favoriti l’aborto e i matrimoni gay; le parate del gay pride vengono approvate, mentre la vita delle famiglie con bambini diventa sempre più difficile.

- Perfino il loro argomento prediletto, l’eguaglianza fra i sessi, non ha portato ad una società più equilibrata ma ha solo incentivato le ragazze ad unirsi alle unità di controinsurrezione.

- Essi autorizzano la tortura, il rapimento di civili, la demolizione delle case dei palestinesi, la confisca delle loro terre e la costruzione degli insediamenti.

- Essi accettano a scatola chiusa la versione dei servizi segreti su qualunque argomento.

- Appoggiano il Comitato per l’Assassinio, o comitato per le “esecuzioni extra-legali”.

- Appoggiano la costruzione illegale del Muro.

- Non hanno mai avuto scrupoli a imprigionare civili rapiti illegalmente, da Mordecai Vanunu a Marwan Barghouti.

- Avversano la religione perché odiano tutto ciò che abbia l’odore della compassione.

Se questa è la “sinistra”, allora la destra cos’è? Vediamo di capirci: costoro non sono né di sinistra né di destra, sono una terza via, quella dei liberali totalitari. I liberali totalitari sono profondamente antidemocratici perché nutrono un perenne sospetto verso la maggioranza. Usano i diritti delle minoranze per fare a pezzi il governo della maggioranza. Non agiscono affatto nell’interesse delle minoranze, il cui nome pronunciano invano. Le usano invece come uno strumento per ottenere il potere supremo. La loro visione del mondo è essenzialmente quella di Leo Strauss, il padrino dei neocon, “un uomo profondamente ostile all’idea di governo del popolo. Egli era convinto che fosse diritto naturale dei saggi e dei forti dominare le società per adempiere ai propri voleri, utilizzando anche l’inganno se necessario”.

Un inganno è ad esempio il presentare la Corte come l’unica difesa della società filo-occidentale ‘civilizzata’ contro l’assalto dei folli religiosi nazionalisti, dei kahanisti e dei coloni non riconosciuti. Senza la sua approvazione, del resto, nessun insediamento sarebbe mai sorto, non un singolo dunam di terra palestinese sarebbe mai stato confiscato. Con una mano permettono al muro di accerchiare le terre palestinesi, con l’altra fanno finta di difendere i contadini palestinesi.

- In realtà, i giudici oggi a capo della Corte Suprema, Beinish e Arbel, sono personalmente responsabili dello scoppio della prima intifada. Quando erano pubblici ministeri se ne uscirono con uno sporco trucco legale, di quelli che un rabbino chiamerebbe “kasher aval masriach”, (“è kosher, ma fa schifo”). Solo una minoranza di terre palestinesi erano state parcellizzate e privatizzate, mentre la maggioranza dei terreni di uso pubblico erano stati definiti ‘terre del Sultano’. Le due avvocatesse liberali ‘di sinistra’ sostennero che queste terre appartenevano allo Stato Ebraico, poiché esso era oggi l’equivalente del Sultano, e così consentirono allo Stato di sequestrare le terre comuni palestinesi e conferirle ai coloni. Aharon Barak autorizzò questo scippo. Fu questa confisca di massa a scatenare la Prima Intifada.

- Sono responsabili anche della Seconda Intifada, poiché furono loro a permettere ad Ariel Sharon di marciare sul Monte del Tempio.

- Sono responsabili del terrorismo, poiché esso è generato dalla loro lampante ingiustizia. Quando condannarono Nahum Korman a soli sei mesi di lavori sociali per l’omicidio di un bambino palestinese, essi fecero capire ai palestinesi che non avrebbero potuto aspettarsi soddisfazione legale da questa Corte.

- Sono responsabili della Seconda Guerra del Libano, poiché bloccarono il rilascio di Kuntar dopo il ritiro israeliano dal Libano.

- Più di chiunque altro, sono responsabili di aver creato il sistema di apartheid in Israele.

Non dobbiamo permettere ai giudici di scaricare le loro colpe sui poteri esecutivo e legislativo, cioè sul governo e sulla Knesset. Essi interferiscono così spesso e così in profondità negli affari di stato che dovrebbero assumersene essi stessi la responsabilità.

Certo, non sarebbero stati in grado di acquisire questo potere supremo senza l’importante aiuto da parte dei media. I media sono un altro potere non eletto e non democratico. In Israele i media appartengono a cinque ricche famiglie che nominano direttori e giornalisti come più gli sembra opportuno, decidono chi sia loro amico e chi nemico, se si debba attaccare Olmert o la Beinish, bombardare l’Iran con armi nucleari o occupare Gaza. Essendo intrinsecamente non democratici, i proprietari dei media tendono ad appoggiare altre strutture non democratiche, siano esse nelle forze armate o nella Corte Suprema.

Questi due poteri non eletti e non democratici – media e sistema giudiziario – hanno iniziato a cospirare contro il parlamento eletto e contro il governo. In tutti i giornali si può leggere che il pubblico disprezza i parlamentari e non si fida del governo. I media promuovono questi sentimenti, minando così alla base i poteri democratici. Polizia e giudici fanno tutto ciò che possono per confermare i nostri sospetti. Lasciano trapelare le loro decisioni sui giornali e danno inizio alla caccia alle streghe. Come risultato, i politici eletti da noi appaiono corrotti, se non del tutto criminali, deboli, e lo stesso concetto di democrazia come governo della maggioranza viene minato alla base.

Quando il potere giudiziario e quello mediatico si sono alleati e hanno preso il controllo dei poteri esecutivo e legislativo, essi hanno determinato uno spostamento di paradigma. Questo spostamento è globale, non semplicemente locale. Recentemente, in Turchia, l’Alta Corte ha deciso di mettere fuori legge il partito di maggioranza; nelle Filippine, l’Alta Corte ha bloccato un accordo stipulato dal governo con i ribelli musulmani. Negli Stati Uniti le corti danno il via libera agli aborti e ai matrimoni omosessuali, alla demolizione dei sindacati e all’insicurezza sociale. E’ un enorme successo del totalitarismo liberale. Chi è convinto che la supremazia della legge sia una cosa buona dovrebbe rendersi conto che essa ha liquidato la democrazia tanto definitivamente quanto avrebbe potuto fare un comune colpo di stato. Ciò ha portato al dominio degli anonimi ‘Saggi Anziani’, mentre la gente normale è stata esclusa da ogni decisione.

La vera destra e la vera sinistra dovrebbero guardare con orrore a questa mutazione, visto che tali movimenti hanno la propria base nella volontà del popolo. Essi cercano l’approvazione popolare; cercano di attirare le persone dalla propria parte. Perfino i movimenti politici più estremi, da quelli fascisti a quelli comunisti, si rivolgono al popolo per ottenere il proprio mandato. Nel loro profondo, essi sono democratici, poiché credono nel governo della maggioranza. Oggi è tempo che sinistra e destra si uniscano per recuperare la democrazia, riportando il potere giudiziario alle sue normali dimensioni.

Il popolo non ha mai avuto molta voce in Israele: il paese è stato guidato per anni da un unico partito e da un unico esercito, con il potere che passava dolcemente da un capo di partito a un generale o viceversa. Nonostante ciò, vi è stata almeno un’occasionale apparizione della democrazia e una possibilità di estendere la base democratica. Oggi la Knesset e il governo sono stati resi irrilevanti dai poteri della Corte; e la Corte è al di fuori della nostra influenza.

Sotto il dominio della Corte, Israele sta entrando nel reame oscuro di una dittatura senza volto e senza nome. Non è la dittatura che ci avevano insegnato a temere, con il dittatore in groppa a un cavallo bianco circondato da pretoriani o che parla in uno stadio alle masse inebetite. Non ci sono ritratti dei nuovi dittatori nelle nostre case; non ci viene chiesto di adorarli; è l’esatto contrario, non ci è consentito sussurrare i loro nomi o anche solo sospettare della loro esistenza. Essi non si candidano ai pubblici uffici, non chiedono la nostra opinione, ma sono loro a decidere cosa verrà fatto.

Essi non appartengono alla destra o alla sinistra. Destra e sinistra sono termini parlamentari, mentre queste persone sono contro la democrazia. Essi distruggono i leader appariscenti, affabili e carismatici; solo ai politici corrotti e miserabili viene consentito di sopravvivere alle loro purghe, perché costoro non oserebbero mai sfidare i dittatori senza nome. Ad ogni generazione, la statura morale dei politici israeliani va rimpicciolendosi, finché essi scompaiono per lasciar posto soltanto a un nome.

C’è il bisogno urgente di spazzare via il potere della polizia e della Corte. Devono tenersi lontani dagli affari dello Stato e lasciare in pace i parlamentari. Dovrebbero pensare al loro lavoro invece di andare a caccia di maldicenze. Questo urgente ritorno all’antico non potrà essere realizzato senza una qualche cooperazione tra destra e sinistra.

(2 – continua)

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