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ORGOGLIO E PREGIUDIZIO PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Mercoledì 11 Giugno 2008 16:52

IN DIFESA DEL PREGIUDIZIO
di Israel Shamir
tratto da The Truth Seeker, 8 giugno 2008
Traduzione di Gianluca Freda

 

Al di là del Golden Gate, su una riva sabbiosa del freddo Nord Pacifico, costellata di rocce nere e frequentata dalle sirene, riposa Marin County. In questa deliziosa zona della California, non sono le sirene a sedurre i marinai; gruppi di ben nutriti mammiferi (chiamati anche lamantini o mucche di mare) si affollano pacificamente sulla spiaggia, accanto ad umani altrettanto pacifici e tranquilli. Costoro (gli umani, non le mucche di mare) sono esseri piacevoli, biondi e abbronzati, amanti dello yachting, del vino bianco e della poesia Sufi; o almeno così mi sono sembrati durante una mia visita occasionale. La vita confortevole non rende i residenti indolenti e pigri, forse grazie al clima corroborante: Marine County è patria di una stirpe rara, quella dei radicali americani. Ho più lettori e amici laggiù che in tutta la città di New York.

Più di una volta mi sono sorpreso a pensare: la California del Nord e la sua gente sono troppo in gamba per gli Stati Uniti. Il confine dovrebbe essere posto a Monterey. Che gli Yankee si tengano i quartieri di Los Angeles pieni di avvocati zannuti, le loro spose dalle spalle larghe, i somministratori di steroidi e le divette siliconate che provvedono al loro sostentamento. La California del Nord dovrebbe fare l’autostop a qualche grossa balena e spostarsi sulla sponda atlantica dell’Europa, da qualche parte vicino alla Normandia. Non è un caso che questa striscia di terra sia appartenuta un tempo alla Russia e che della Russia abbia conservato parte della passione, anche se si affaccia sul Pacifico anziché sul Baltico.

Il loro giornale locale, il Coastal Post, è incredibilmente libero dal servilismo verso la Lobby. Così libero da aver perfino pubblicato il mio articolo Carter and Swarm, in difesa del presidente Jimmy Carter, dopo che egli aveva oltrepassato i limiti [per le sue denunce contro i crimini di Israele a Gaza, NdT] e la Lobby lo aveva messo sulla sua lista nera, minacciandolo di azioni giudiziarie in base a una bizzarra legge del 1799. La feroce polizia politica degli ebrei, la ADL (Anti Defamation League), ha attaccato il giornale e me, “opponendosi alla perpetuazione di stereotipi senza fondamento sull’esistenza di una malefica cabala ebraica che “preme per la guerra”, nonché ad altri stereotipi di Shamir, come quello dei “padroni ebraici dei media” che “tengono in pugno la politica dei partiti”.

Questa è la mia replica agli attacchi dell’ADL.

IN DIFESA DEL PREGIUDIZIO

Stereotipi e pregiudizi sono una legittima parte della nostra vita. Essi esistono per rendere la nostra vita più facile. Se camminate per le strade buie di un sobborgo cittadino e notate un gruppo di teenager maschi, senza neanche una donna tra loro, il vostro pregiudizio vi spingerà ad eseguire una prudente deviazione. Se un vagabondo straccione cerca di vendervi un orologio d’oro, il vostro pregiudizio vi consiglierà di evitare di concludere l’affare. Se un’affascinante straniera vi chiede di andare a letto con lei, il vostro pregiudizio vi suggerirà di usare un profilattico o di darvela a gambe. La ADL ha ragione nel dire che esiste uno stereotipo sulla “malefica cabala ebraica” che “preme per la guerra”, e anche sull’esistenza di “padroni ebraici dei media” che “tengono in pugno la politica dei partiti”.

Uno stereotipo, o un pregiudizio, di solito è il risultato di una serie di esperienze spiacevoli compiute da persone che non li avevano tenuti in considerazione. I teenagers suburbani potrebbero malmenarvi, il vagabondo sta probabilmente cercando di liberarsi di merce che scotta, una sgualdrina sfacciata potrebbe attaccarvi la gonorrea. E le organizzazioni ebraiche hanno “premuto” per la Seconda Guerra Mondiale, per la guerra in Iraq e ora premono per la guerra contro Iran e Siria, il tutto mentre appoggiano l’apartheid in Israele. Giornali americani di grande diffusione, dal New York Times al Washington Post, dal Chicago Tribune al Los Angeles Times, hanno padroni ebraici e sono allineati con le posizioni dei partiti.

Il pregiudizio rende difficile la vita delle persone colpite dagli stereotipi, e questo a volte è ingiusto: il vagabondo potrebbe anche essere l’erede e legittimo proprietario dell’orologio d’oro, l’affascinante straniera potrebbe essere una casta creatura ammaliata dalla vostra bellezza e prestanza, i teenagers potrebbero stare discutendo del mito della caverna platonico; così come il riservato Israel Taub, ottuagenario discendente di una grande dinastia Hassidica, principe ebreo di qualcosa, sta in effetti spendendo il proprio patrimonio personale per ricostruire le case palestinesi distrutte dai soldati israeliani. Insieme al principe palestinese Nashashibi e al professore “WASP” McGowan, ha fatto costruire un memoriale in onore delle vittime del massacro di Deir Yassin, perpetrato dai sionisti. Secondo lui, Jimmy Carter ha ragione e l’AIPAC è perfino peggiore dei devastatori israeliani. Tuttavia, uomini del genere rappresentano più l’eccezione che la regola e negli incontri incidentali la persona prudente si limiterà a sperare per il meglio, aspettandosi il peggio.

Se una persona non ama i pregiudizi e gli stereotipi, può combatterli. Esiste un ottimo, benché difficile, sistema per combattere uno stereotipo che non vi piace: comportarsi in modo contrario allo stereotipo. Alla fine del 19° secolo, gli asiatici erano bollati come gente debole e sfaccendata, condannata dal destino a sottomettersi all’uomo bianco. Ai giapponesi questo stereotipo non piaceva, così si rimboccarono le maniche e affondarono la flotta russa, prima di fare la stessa cosa a quella americana. Negli anni ’50, le merci giapponesi erano considerate “patacche”. Loro non se la presero a male, ma si impegnarono di più e con l’arrivo degli anni ’80 le automobili giapponesi diventarono sinonimo di qualità.

Quindi, il pregiudizio può essere sconfitto. Se vivete in un ghetto, siate gentile verso gli stranieri e trasformate il vostro ghetto in un posto piacevole da visitare, dimostrando così che il pregiudizio è senza fondamento. E’ quello che hanno fatto i cinesi, i quali furono oggetto di terribili pregiudizi all’inizio del 20° secolo. Si misero d’accordo, eliminarono la piccola criminalità, e oggi il loro ghetto, Chinatown, è un posto delizioso in cui fare una passeggiata o andare fuori a cena. Il pregiudizio verso i cinesi scomparve, o rimase limitato a Mia Farrow.

Anche gli ebrei hanno combattuto diverse volte contro il pregiudizio e tutte le volte hanno vinto. Nel 18° secolo li si considerava degli analfabeti che vivevano ancora nel medioevo. Nel 19° secolo li si considerava non umani. Ogni volta, essi ascoltavano la saggezza contenuta negli stereotipi e si davano da fare per correggere il proprio comportamento. Possono farlo anche oggi. Possono dedicarsi a lavori che producano benessere generale, ripudiare le banche e i mercati azionari, fare regali di Natale, chiedere “il ritiro delle truppe dall’Iraq e nessun aiuto per Israele, che pratica l’apartheid”, mostrarsi amichevoli verso i propri vicini non ebrei. Non demonizzate e non minacciate di azioni legali chiunque non sia d’accordo con voi. Non trasformate i media nella vostra riserva privata. Provate a fare ciò e vedrete gli stereotipi appassire e dissolversi. In effetti, il sionismo era nato con l’idea di combattere gli stereotipi contro gli ebrei trasformando il denaro degli ebrei e i loro uomini nei media in contadini e soldati. Questo progetto ebbe un parziale successo, ma le vecchie abitudini sono dure a morire.

La ADL e i suoi ricchi sostenitori ebrei hanno scelto una strada più facile: aderire agli stereotipi e intimidire coloro che ne notano la rilevanza. Tutti insieme, essi corrispondono alla lettera allo stereotipo: sono guerrafondai (contro l’Iraq e ora contro l’Iran), nemici della libertà di parola (vedi attacchi contro Carter), protettori di farabutti (ricordate Marc Rich? [1]), spiano i dissidenti (come nel caso Blankfort in California [2]), abusano del sistema legale (facendo causa ai loro oppositori ideologici), agiscono come una casta (difendendo e nascondendo i crimini di Israele). E si permettono pure di parlare di “perpetuazione di stereotipi senza fondamento”! Di questo passo ci aspettiamo che una Spaghetteria si metta a combattere contro lo stereotipo degli italiani mangiaspaghetti.

Agli ebrei piace molto applicare stereotipi e pregiudizi, ma solo se li si applica a qualcun altro. Michael Kinsley, stella dell’opinionismo ebraico (Harvard, Oxford, LA Times, Slate, CNN, New Republic, Time, Economist, Harper), ha sdoganato gli stereotipi contro gli arabi:

“Se dei facinorosi minacciano qualcuno perché ha le sembianze di un arabo, questo è razzismo [perché viene fatto da altri, ISH] . Ma quando gli agenti di sicurezza di un aeroporto chiamano in disparte persone dalle sembianze arabe per un’ispezione più approfondita, questa è un’altra cosa [perché avviene sotto il controllo di un bravo ebreo, il signor Chertoff, ISH], infatti gli agenti dell’aeroporto hanno un motivo razionale per ciò che fanno. Un uomo dalle sembianze arabe che si dirige verso un aereo ha maggiori probabilità statistiche di essere un terrorista. Questa probabilità è infinitesimale, ma l’intera faccenda degli aeroporti è fondata su probabilità infinitesimali”.

Beh, l’intera faccenda della vita è fondata su probabilità molto piccole, ma le probabilità che un ebreo medio sia violentemente anti-arabo, guerrafondaio, nemico dell’Iran e sdraiato sulla linea del proprio partito non sono piccole per niente. Sono più che vincenti, tanto sul rosso quanto sul nero. Vi sono eccezioni, le quali sono però consapevoli di essere eccezioni. Gli stereotipi contro gli ebrei sono più che giustificabili e solo un cambiamento nei loro atteggiamenti potrà modificare questa situazione.

La ADL rappresenta un cattivo esempio per gli altri gruppi. Invece di darsi da fare per cambiare il proprio atteggiamento, fanno la fotocopia degli ebrei e poi si lamentano dei pregiudizi. Se i giapponesi avessero fatto così, oggi produrrebbero ancora automobili patacca, ma le leggi contro la discriminazione ci impedirebbero di dirlo. Le leggi contro la discriminazione e il politically correct possono mettere a tacere un problema, ma mai risolverlo.

Io ne so qualcosa: la comunità russa in cui vivevo aveva dei problemi d’immagine in un Israele noto per i suoi pregiudizi. Invece di frignare, i russi crearono un proprio teatro, oggi probabilmente il migliore in Israele, fondarono propri giornali e propri partiti politici, e alla fine si guadagnarono rispetto. Certo, furono aiutati molto dalla Russia di Putin, che diede nuovo vigore all’orgoglio russo. In California ho conosciuto i Musulmani Neri, uomini e donne stimati e dall’abbigliamento elegante, che si fanno rispettare senza bisogno di appellarsi alle leggi contro la discriminazione. Mi ricordano il giovane senatore Barak Obama, un altro leader che non ha bisogno del consenso né della difesa di nessuno.

Le persone devono essere uguali di fronte alla legge, questo è inutile dirlo. Ma stereotipi e pregiudizi di solito corrispondono alla realtà e cambieranno solo quando la realtà verrà cambiata.

La ADL non è uno strumento di prevenzione degli stereotipi, ma un’importante causa della loro perpetuazione. Con il loro esercito di avvocati, le loro risorse apparentemente illimitate e il loro accesso al potere, essi potrebbero impedire ogni pubblica espressione dei sentimenti collettivi. Ma non possono impedire i sentimenti, e i sentimenti repressi esploderanno prima o poi con forza più grande e devastante. Essi stanno ripetendo l’errore dei sovietici: il Partito aveva vietato le critiche, la gente aveva represso i propri sentimenti, ma la loro esplosione spazzò via le regole del Partito. I regimi democratici garantivano la libertà di parola e le critiche perché ciò rappresentava una valvola di sfogo ai sentimenti del popolo e attenuava la necessità di rivoluzioni violente. Oggi, col suo supremo potere di censura e intimidazione, l’ebraismo organizzato ha quasi recuperato il terreno perduto dal Partito.

Se gli aspiranti alla presidenza della Repubblica di tutti e tre i maggiori partiti vanno, col cappello in mano, a proclamare la loro fedeltà all’AIPAC, se un ex presidente non può esprimere il suo punto di vista senza essere brutalmente intimidito dalla ADL, allora l’America potrebbe aver bisogno di una rivoluzione per riprendersi la libertà di esprimere i propri sentimenti, a meno che il branco di frignoni degli attivisti della ADL non venga, in qualche modo, rimesso in riga prima che ciò accada.

Note del traduttore:

[1] Marc David Reich è un commerciante ebreo-americano che nel 1983 fuggì dagli Stati Uniti per rifugiarsi in Svizzera. Era accusato (dal futuro sindaco di New York Rudolph Giuliani, all’epoca procuratore distrettuale) di evasione fiscale e di aver commerciato illegalmente petrolio con l’Iran durante la crisi degli ostaggi americani. Ottenne nel 2001, su pressione delle lobby ebraiche, il perdono presidenziale da Bill Clinton, poche ore prima che quest’ultimo lasciasse l’ufficio ovale a George W. Bush.

[2] Jeffrey Blankfort è un conduttore e produttore di programmi radiofonici per l’emittente KZYX di Mendocino, California. E’ giornalista dal 1970, si è sempre battuto per i diritti umani dei palestinesi e ha scritto molti articoli sull’argomento. E’ stato editore del Middle East Labor Bulletin e co-fondatore della Coalizione per la Palestina. Nel febbraio 2002 ha vinto una causa contro l’ADL per lo spionaggio illegale su vasta scala che era stato messo in opera ai suoi danni e a quelli di altri gruppi e attivisti politici (compresi alcuni attivisti anti-apartheid).

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