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COSA ARRIVA INSIEME ALL'AUTUNNO PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Domenica 27 Agosto 2006 12:20

conyers

 

Si avvicinano le elezioni del Congresso americano, le cosiddette elezioni di “mid term”, dalle quali, ancora una volta, dipende il destino del mondo, più ancora che da quelle presidenziali. Così come una vittoria democratica alle elezioni di medio termine del 2002, secondo quanto dicevano gli osservatori di allora, avebbe legato le mani ai neocon e reso impossibile l’invasione dell’Iraq, allo stesso modo una secca sconfitta alle elezioni di novembre impedirebbe a Bush e al suo entourage di portare a termine l’aggressione militare a Iran e Siria e l’attuale strategia di destabilizzazione del Medio Oriente. I repubblicani si giocano, in queste elezioni, la loro stessa sopravvivenza politica e c’è da scommettere che non risparmieranno colpi bassi e truffe di ogni tipo pur di garantirsi la vittoria. Una sconfitta sarebbe drammatica (per loro) e salvifica (per il resto dell’umanità). Tra le altre cose, se i repubblicani perdessero la maggioranza alla camera, in base alle regole di anzianità la titolarità della commissione giustizia andrebbe al democratico nero John Conyers, autore del celebre rapporto “What Went Wrong in Ohio”, in cui venivano denunciati i brogli perpetrati dall’amministrazione Bush in occasione delle elezioni presidenziali del 2004.

Il presidente della commissione giustizia della Camera ha il potere di emettere mandati di comparizione e di costringere gli interrogati a testimoniare sotto giuramento. Se Conyers ottenesse la presidenza della commissione giustizia potrebbe riaprire le inchieste sui brogli del 2000 e 2004, indagare sulle accuse di corruzione dell’amministrazione Bush e sulle menzogne che servirono da pretesto per l’attacco all’Iraq. Di fronte a Bush potrebbe perfino aprirsi la prospettiva dell’impeachment. Non è un caso che i repubblicani si stiano dando da fare per distruggere le prove. Dal 2 settembre dovrebbe iniziare la distruzione delle schede cartacee del voto in Ohio del 2004, quelle che ancora recano traccia del broglio ai danni di Kerry.  

Come sempre accade prima che i brogli ribaltino la situazione, i sondaggi dipingono una situazione repubblicana piuttosto disperata. Bush è sceso ad un livello di popolarità tra i più bassi mai toccati da un presidente americano. Per quanto riguarda il Senato, la maggioranza è di 51 seggi. Secondo i sondaggi pubblicati dal New York Times (potete vederli qui) 39 seggi dei democratici e 47 dei repubblicani dovrebbero essere confermati senza grosse sorprese. La partita si gioca su 14 circoscrizioni incerte, tra le quali, di norma, sette sono di orientamento democratico, quattro di orientamento repubblicano e tre sono incerte. Ai repubblicani, per vincere le elezioni, basterebbe conservare i seggi certi e conquistare le circoscrizioni di tendenza repubblicana. Tuttavia, secondo i recenti sondaggi, sia i tre collegi incerti (Montana, Missouri e Rhode Island) che tre dei quattro collegi di orientamento repubblicano (Ohio, Tennessee e Virginia) vedono in vantaggio i candidati democratici. Si profilerebbe, pertanto, una vittoria democratica per 52 seggi a 48.

I repubblicani useranno ogni mezzo per scongiurare questa prospettiva per loro disastrosa. Hanno già iniziato. Il sistema più usato è l’utilizzo delle ormai celebri macchinette per il voto elettronico della Diebold e della Elections Systems & Software, due aziende vicine ai repubblicani e finanziate con il loro denaro che sono già riuscite a falsificare tutte le tornate elettorali degli ultimi sei anni. Le denunce sui malfunzionamenti di questi apparecchi e sulle manipolazioni che esse consentono non si contano più. Per averne un’idea si può dare un’occhiata a siti come questo. L’ultima performance di queste macchinette è stata quella di ribaltare i risultati elettorali delle elezioni di San Diego del 6 giugno scorso, dove la democratica Francine Busby, data in vantaggio di sette punti per l’elezione al congresso, si è vista superare dal candidato repubblicano Brian Bilbray, già condannato per corruzione. Gli elettori hanno chiesto un riconteggio a mano ma poiché Bilbray ha già giurato al congresso la questione diventerebbe ormai di competenza della commissione elettorale della Camera, che è, ahimè, a maggioranza repubblicana.

Un altro sistema è quello del “redistricting”, cioè la ridefinizione dei distretti elettorali con criteri che risultino vantaggiosi per i repubblicani e dannosi per i democratici. Ma il sistema più ignobile e più usato è quello del “disenfranchisement”, cioè l’eliminazione dal diritto di voto, con pretesti vari resi possibili da leggi e provvedimenti ad hoc, di fasce di elettori che si presumono di orientamento democratico. Questi provvedimenti sono stati varati soprattutto in stati chiave, come Ohio, Virginia e Pennsylvania. Il più usato è quello di chiedere all’elettore di esibire un documento di nuova emissione o la patente per poter votare. Il pretesto è quello di ridurre il pericolo di brogli e il “voto dei criminali”, ma in realtà questo sistema toglie di mezzo un'ampia percentuale di elettori democratici, a partire dagli afro-americani. In Wisconsin, ad esempio, il numero di neri che hanno la patente è pari alla metà di quello dei bianchi e solo il 22% dei giovani neri ne possiede una. Molte tribù indiane – storicamente di orientamento democratico – non possiedono documenti con foto, per motivi religiosi. In molti stati, poi, viene proibito il voto a chi ha precedenti penali (il cosiddetto “felony disenfranchisement”, praticato massicciamente in Florida, dove è governatore Jeb Bush, fratello del presidente americano). Questo toglie la possibilità di votare all’8% dei maschi dello stato, e il 25% di questo 8% è composto di afro-americani.

Infine i repubblicani stanno impedendo, con vari mezzi, le nuove registrazioni al voto di elettori di orientamento democratico. Negli USA, per votare, è necessario esibire un certificato elettorale che si riceve per posta solo se ci si è preventivamente registrati come elettori. In Ohio è passata una legge che rende più difficile la registrazione nei quartieri poveri – di orientamento democratico – con il pretesto di impedire le false registrazioni. Oppure si ricorre a false associazioni di registrazione al voto, che si fingono neutrali, ma che in realtà conservano solo le registrazioni degli elettori repubblicani e distruggono quelle degli elettori democratici. Una di queste associazioni, nota come Liberty Consultants, diretta da un integralista cristiano, Nathan Sproul, operava nelle catene di supermercati Wal-Mart ed è stata recentemente scoperta e scacciata dai punti vendita.

Insomma, pur di non perdere le elezioni del Congresso, i repubblicani sembrano davvero disposti a tutto, ma proprio a tutto. Perfino organizzazioni agguerrite come la MoveOn.org forse non sono del tutto consapevoli della minaccia che l’America e il mondo hanno di fronte. C’è perfino chi pensa alla possibilità che l’amministrazione Bush stia preparando un nuovo attacco all’America, stile 11 settembre, per poter giustificare un’assunzione di poteri assoluti, la sospensione dei diritti democratici e l’agognato attacco all’Iran. Chi ha imparato a conoscerli sa che non si tratta affatto di una prospettiva fantapolitica. A pensarlo non è un “complottista” qualsiasi ma un giornalista di tutto rispetto come Michel Chossudovsky il cui articolo potete leggere qui.

Da qui a novembre l’America potrebbe giocarsi ai dadi il destino dell’umanità e l’Unione Europea è così malridotta e impotente che può solo restare a guardare.

(nella foto: John Conyers, autore del rapporto What Went Wrong in Ohio sui brogli elettorali el 2004)

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