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SERVIZIO ANTI-ATTIVISSIMO (PARTE 1) PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Sabato 20 Maggio 2006 17:11



Verrà il giorno.
Il giorno in cui le parole cesseranno di essere solo suoni e torneranno ad avere un senso, avremo la nostra vendetta. E’ incredibile pensare che George Orwell, già sessant’anni fa, aveva indovinato il meccanismo privilegiato con cui il  potere riesce a tenere sotto controllo le masse. Poiché non è possibile nascondere a lungo la verità a chi sia dotato di una dose anche minima di razionalità e buon senso, per il potere il modo migliore per evitare di rispondere dei propri crimini è quello di destituire di ogni significato i termini “razionalità”, “buon senso” e, soprattutto, “verità”. Per i primi due non è stata un’impresa difficile. E’ bastato accreditare la “specializzazione” e il culto del dettaglio come strumenti privilegiati dell’indagine scientifica. A differenza del buon senso e della logica, che unificano i diversi elementi di un problema in un’immagine complessiva, la specializzazione e il culto del dettaglio lo suddividono in miliardi di microscopici frammenti che è poi impossibile rimettere insieme. In una società come la nostra, dove il tecnicismo ha screditato l’intuizione, nessuna verità può più essere scorta se non nella sua versione atomizzata degli “esperti” di questa o quella materia. Una verità ridotta ai suoi elementi costitutivi è pericolosa per il potere quanto un corpo umano dissezionato cellula per cellula. Ma questo al potere non basta. Esistono infatti molte persone che hanno conservata intatta, nonostante tutto, la capacità di rimettere insieme quegli elementi così minuti, ricomponendo quelli autentici e scartando quelli estranei, fino a derivarne comunque un quadro abbastanza preciso dell’aspetto che la verità possedeva prima della dissezione. Contro il pericolo rappresentato da costoro, occorre dunque confondere le parole, renderle semplici significanti privi di un referente certo, attraverso un’azione costante, accurata e massiccia di demolizione e ribaltamento dei significati. Occorre che la verità sia definita come menzogna e la menzogna come verità. Ricordate il “Ministero della Verità” di Orwell, quello in cui lavorava Winston Smith? Il suo compito era quello di modificare filmati e articoli di giornale comparsi negli anni precedenti per renderli concordanti con la “verità ufficiale” che di giorno in giorno veniva definita. Tutto questo non è più circoscritto alle pagine di un romanzo, ma nell’era del dominio televisivo è diventato una tangibile realtà.

Significati invertiti.
Faccio un esempio, che è poi il punto di tutto questo discorso.
Si è soliti definire come “teoria del complotto” ogni studio accurato che fornisca, di una verità ufficiale assai poco convincente, una versione più credibile. Ad esempio, le decine di studiosi che hanno valutato gli eventi dell’11 settembre 2001, esaminando con accuratezza tonnellate di documenti, per ricavarne un quadro molto diverso da quello pompato dai media, vengono inevitabilmente bollati – e c’è una precisa strategia dietro questo – come “teorici del complotto”. In realtà l’espressione “teorici del complotto” si addice perfettamente non certo a loro, che formulano ogni ipotesi dopo aver valutato con attenzione i dati che possiedono, ma proprio ai sostenitori della “verità ufficiale”. Costoro sostengono infatti che vi sia stato un complotto islamico che ha portato all’abbattimento delle torri del World Trade Center e all’attacco al Pentagono e lo sostengono su base puramente teorica, cioè senza avere spesso altro riscontro alla propria fede che le affermazioni contraddittorie e inverosimili dei media, fondate a loro volta su affermazioni dei principali centri di potere (i servizi segreti e il governo americano) che sono sprovviste di ogni elemento di raffronto concreto, o, se tale elemento esiste, mirano sistematicamente ad occultarlo.

Il complotto.
Il complotto in cui questi signori credono è un complotto davvero inverosimile, roba da romanzetto  di Fleming: esisterebbe una colossale organizzazione islamica denominata “Al Qaeda” – una cosa tipo la Spectre – che ha dichiarato guerra all’Occidente. Di questa organizzazione nessuno conosce le dimensioni, né i centri operativi, né i contorni precisi. Si sa solo che se qualcosa nel mondo fa un botto, una cosa qualunque, da un treno della metropolitana allo scaldabagno del vostro appartamento, la colpa è di Al Qaeda., questo moderno babau. A capo di questa esotica e mefistofelica organizzazione, come in ogni romanzetto che si rispetti, è stato posto un tipo altrettanto esotico e mefistofelico, il Fu Manchu della situazione: si chiama Osama bin Laden e anche lui è un personaggio dai contorni e dalla biografia cangiante di cui si sa tutto e il contrario di tutto, cioè praticamente nulla. Tranne una cosa, che è sicura: la sua famiglia è in affari da decenni con quella di George W. Bush, prima con la partecipazione alla Arbusto Oil di proprietà della famiglia Bush, poi sedendo, insieme ai Bush, nel consiglio d’amministrazione del gruppo Carlyle. La Carlyle controlla il 54% della United Defense Industries, azienda di sviluppo e ricerche militari che ha ottenuto commesse multimiliardarie grazie all’emergenza-terrorismo che l’11 settembre ha portato alla ribalta. Ad esempio alla United (ossia la Carlyle) è stata affidata la fabbricazione del carro armato Crusader, usato in Afghanistan e Iraq, per una commessa di mezzo miliardo di dollari. La UDI ha anche acquisito, grazie al risanamento che questo denaro ha consentito, il controllo della svedese Bofors (artiglieria e bombe intelligenti) e della inglese Qinetiq (ricerca e sviluppo di nuove armi). Nell'insieme, attraverso le società che controlla, la Carlyle è divenuto il maggior fornitore del Pentagono, e quello di maggior successo. E il Pentagono ha a capo persone come George W., figlio di Bush senior che è  socio della Carlyle. Persone che alla guerra ci tengono e che non faranno mai mancare alla UDI i pretesti militari per ottenere appalti sostanziosi.
Tutti questi fatti, che basterebbero già da soli a far mangiare la foglia ad una persona dotata di comune buon senso, vengono accuratamente ignorati dai “teorici del complotto” (d’ora in avanti li chiamerò così). Nel loro modo di pensare, se un fatto viene ignorato dai media, o non esiste, o è poco importante rispetto alla verità rivelata che tv e giornali si incaricano di iniettare ogni giorno alle masse inconsapevoli. I più accorti tra loro (perché sia chiaro che non tutti i teorici del complotto sono completamente stupidi) notano la stranezza di situazioni come quella appena citata, ne prendono diligentemente nota e poi la esaminano in modo anche minuzioso, ma separato rispetto agli altri eventi verificatisi a partire dall’ascesa dei Bush al potere negli Stati Uniti.
E’ il sapere tecnico, bellezza. Ogni evento va scomposto e analizzato fin nei suoi minimi dettagli, ma guai a chi tenta di porlo in relazione con altri eventi e desumerne un quadro generale. Il quadro generale è roba per gente poco scolarizzata, non avvezza allo studio analitico. Avete fame? Vi offriremo una casistica minuziosa degli elementi chimici che compongono un piatto di lasagne, della loro proporzione percentuale, dei legami molecolari intercorrenti tra di essi. Ma mangiare, scusate, sarebbe proprio roba da cafoni. 

La teoria.
Riguardo gli eventi dell’11 settembre, sarebbe ingiusto dire che i teorici del complotto nutrano verso le affermazioni che sentono alla tv una fede acritica e irragionevole. Hanno i loro dubbi – e vorrei vedere – e spesso li esprimono. Ogni loro discorso viene introdotto (o concluso) dall’immancabile constatazione che “sull’11 settembre esstono molte zone d’ombra, ma teorie ridicole come queste [quelle di chi contesta la verità ufficiale, ndr] servono solo a gettare discredito su chi cerca la verità”. Naturalmente si guardano bene dall’enumerare queste famose “zone d’ombra” e ancor più dal proporre una qualche indagine su di esse. Il compito che si sono dati si esaurisce nel tentativo – spesso maldestro – di demolire ogni idea che si ponga in contrasto troppo stridente con ciò che i media, SENZA FORNIRE ALCUNA PROVA, E ANZI SPESSO FORNENDO UNA VERSIONE POI SMENTITA DAI FATTI, ci hanno propinato. Nella loro scala di credibilità – credo inconscia – un miliardo di televisori che ripetono all’unisono la stessa cosa hanno maggior probabilità di avvicinarsi al vero di una singola persona che cerca di usare il cervello. La teoria sui fatti dell’11 settembre che essi difendono, a volte con accanimento, altre con malavoglia, è pressappoco la seguente: un giorno, una ventina di persone di fede islamica hanno deciso di suicidarsi all’unisono per colpire l’occidente. Sono così salite su quattro differenti aerei di linea, armate di taglierini. Nessuno le ha notate. Nessuno ha individuato i taglierini ai controlli aeroportuali in nessuno dei quattro voli. Utilizzando i taglierini sono riusciti a impadronirsi degli aerei. Mi immagino il terrore dei piloti nel vedersi minacciati da un taglierino. In tutti e quattro i casi gli è andata bene. Dopodichè si sono messi alla guida degli aerei di cui si erano impadroniti, avendo imparato a pilotarli facendo esercizio chi su un simulatore di volo, chi su piccoli aerei da turismo. Un po’ come se io, che guido discretamente la mia berlina, pretendessi di essere in grado di condurre una locomotiva. Eseguendo manovre rocambolesche, ritenute impossibili anche da piloti con centinaia di ore di volo al proprio attivo, hanno condotto infine i loro aerei a schiantarsi contro gli obiettivi, centrandoli con precisione millimetrica.
Ora, se pure non esistessero decine di altri indizi (potete farvi un’idea di quanti siano leggendo la sezione 11 settembre del sito www.luogocomune.net), a una persona di buon senso basterebbe sentirsi presentare una teoria così demenziale e piena di buchi per capire che la faccenda degli attacchi all’America puzza come un totano morto da un mese. Una teoria così assurda sta in piedi solo perché tutti i principali mezzi di comunicazione del mondo le hanno dato credito e hanno continuato a ribadirla per anni, pur non avendo alcuna prova della sua esattezza ed avendo, anzi, molte prove del contrario. Se una storiella del genere l’avessi tirata fuori io anziché le autorità americane, avrei fatto ridere a crepapelle il mondo intero, e per dimostrare che si trattava di una stronzata non ci sarebbe neppure stato bisogno di ricorrere alle contorte elucubrazioni tecniche di certi paladini della verità ufficiale (li vedremo tra poco). Se poi si fosse anche scoperto che LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEGLI INDIVIDUI INDICATI COME AUTORI DEGLI ATTENTATI SUICIDI SONO IN REALTA’ ANCORA VIVI E VEGETI, forse qualche magistrato avrebbe smesso di ridere e avrebbe giustamente preso in considerazione l’ipotesi di incriminarmi per depistaggio.
Invece i teorici del complotto proseguono imperterriti nella loro crociata a favore della verità ufficiale e non c’è prova per quanto evidente, contraddizione per quanto grossolana, rivelazione per quanto eclatante che possa farli desistere dal loro intento.
E’ giunta l’ora di fare un nome e un cognome: Paolo Attivissimo, tenutario del “servizio antibufala” su attivissimo.blogspot.com. E’ lui che intendo portare a simbolo di come l’eccesso di argomentazioni tecniche, la tendenza a ragionare "per singoli settori" e l’incapacità (o forse la paura) di formarsi una visione d’insieme collegando tra loro alcuni semplici dati di fatto sia, nel modo di pensare che oggi va per la maggiore, il principale nemico della verità.

(Continua)

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Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Dicembre 2011 00:18
 
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