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SERVIZIO ANTI-ATTIVISSIMO (PARTE 2) PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Lunedì 22 Maggio 2006 17:13

911

Meriti e bufale dell’antibufala.
Vorrei chiarire, innanzi tutto, che io non ce l’ho con Paolo Attivissimo per partito preso. Tutt’altro. Il suo sito, che non tratta solo dell’11 settembre, è di enorme utilità per smascherare truffe, imbrogli e menzogne varie che, altrimenti, continuerebbero a girare indisturbati per il web. Ritengo Paolo una persona intelligente che, quando vuole, sa maneggiare gli strumenti della logica e del buon senso con abilità da maestro. Ritengo anche che il ruolo di sfatatore di miti che si è autoassegnato sia di grande utilità alla collettività in generale e ai ricercatori della verità sull’11 settembre in particolare. Il suo scetticismo verso coloro che egli chiama (impropriamente, come si è visto) i “teorici del complotto” può essere estremamente utile per “aggiustare il tiro”, cioè eliminare quelle ipotesi fondate su dati non certi o insostenibili e salvare quelle più solide. A Paolo Attivissimo si deve la demolizione, con ottimi argomenti, di alcune tesi sull’11 settembre le quali, oggi lo sappiamo, non stavano in piedi. Come quella che vedeva nelle parole di Larry Silverstein sulla demolizione dell’edificio 7 del WTC la “confessione” del fatto che l’edificio era stato fatto crollare con una demolizione controllata. In realtà, come Attivissimo ha dimostrato grazie al suggerimento di un lettore, Silverstein non ha confessato un bel nulla. Ciò non toglie che il fatto che il WTC 7 sia stato demolito e non sia crollato per i danni subiti nel crollo delle Torri Gemelle come affermato dalle autorità, è, per altri motivi, difficilmente discutibile. Tra Paolo Attivissimo e i ricercatori della verità sull’11 settembre potrebbe insomma esistere un proficuo interscambio di opinioni e informazioni se solo il buon Paolo, prendendo a modello coloro che tenta di contrastare, conducesse il proprio lavoro (e qui mi riferisco alla sola parte di esso che riguarda l’11 settembre) come un’indagine e non come una crociata. Invece, Attivissimo si comporta come uno che, abbracciata una certa tesi in un dato momento della sua vita, si rifiuta di abbandonarla anche quando successive scoperte ne dimostrano l’infondatezza, facendone cadere ogni giorno un mattone. La sua difesa della verità ufficiale opera attraverso tre strumenti che un ricercatore della verità degno di questo nome dovrebbe evitare come la peste: malafede, settorialità, inconcludenza (nel senso di “rifiutarsi di concludere”).

Malafede.

Dei tre elementi appena enumerati che rendono le analisi di Attivissimo sull’11/9 inattendibili, la malafede è quella più umana e che gli si perdonerebbe più volentieri. A tutti, nella vita, capita di affezionarsi alle proprie tesi e di vendere cara la pelle prima di ammettere la loro insostenibilità, anche a costo di dover barare un pochino. Tuttavia quando questo atteggiamento viene applicato a questioni di una certa gravità (come l’11 settembre) e per contrastare le ipotesi di persone che hanno lavorato sodo, e talora rischiato le penne, per fare luce su quanto è accaduto, esso risulta detestabile. Non stiamo parlando della reale esistenza del fallo di mano sulla base del quale è stato concesso un rigore contro la nostra squadra del cuore. Stiamo parlando di un evento che ha cambiato in peggio la vita di (quasi) tutti noi, che ha spazzato via migliaia di vite, anzi centinaia di migliaia se consideriamo che esso sta alla base di due guerre sciagurate e mostruose (e fondate su menzogne altrettanto plateali) che ne sono la diretta scaturigine. Di norma, la malafede nella replica dell’interlocutore è (almeno per quanto mi riguarda) uno degli elementi determinanti per convincermi della fondatezza di una qualsivoglia asserzione. I casi di malafede nel comportamento di Attivissimo sono piuttosto numerosi. Cito qualche esempio.
1) Nell’indice della sezione del suo sito dedicata all’11 settembre gli studi di chi ha condotto sull’evento indagini serie vengono disinvoltamente accostate alle tesi di chi vede nel fumo del crollo delle torri il volto di belzebù o a scempiaggini dichiarate tali dal loro stesso autore, come la foto del turista in cima al WTC con il Jumbo che, alle sue spalle, arriva di gran carriera. Io non vedo motivi per spiegare al popolo che cose di questo tipo sono delle stupidaggini. Se uno ha un minimo di buon senso lo capisce da solo, se non lo ha è inutile perdere tempo a fornire motivazioni dettagliate. L’unico motivo plausibile per perdere tempo a additare come stupidaggini cose che si rivelano tali senza bisogno che nessuno le additi è, a mio parere, il tentativo di fare un gran minestrone di tutte le argomentazioni “devianti”, ponendole sullo stesso piano. Chi legge è portato a credere che le tesi esposte in documentari fondati su studi dettagliati, come ad esempio In plane site, abbiano lo stesso grado di affidabilità dell’idea che nei calcinacci del WTC si veda la facciaccia di satanasso. Questa si chiama appunto “malafede” o, per usare un termine più colloquiale, “giocare sporco”.
2) Altro tipico indice di malafede è l’accusa agli avversari di guadagnare soldi con le loro rivelazioni. Attivissimo allude spesso con ironia ai guadagni ottenuti da chi ha scritto libri con versioni “alternative” sull’11 settembre o ai finanziamenti ricevuti da chi ha girato e poi pubblicato in DVD documentari come In plane site o Loose Change. Affermare ciò è squallido, oltre che falso. Per quanto ne so,chi indaga su questi argomenti lo fa più che altro per passione, con mezzi propri e non diventa certo miliardario dopo l’uscita dei libri o dei film. Certo, documentari e libri qualche copia la vendono, il che li rende utili a coprire in tutto o in parte le spese di lavorazione e magari anche a guadagnare qualcosa. Ma documentari e libri sono anche disponibili gratuitamente su decine di siti internet (per volontà dei loro stessi autori, non in “copie pirata”) per chiunque voglia scaricarli e visionarli. Il fine principale è la condivisione di informazioni, non il lucro. Da quel poco che so (ma qui accetto correzioni da chi ha più notizie di me) il migliore dei due documentari, quello di Dylan Avery, è stato realizzato utilizzando solo molta passione, molta ostinazione e un portatile da 1500 dollari. Inoltre non capisco cosa ci veda Attivissimo di scandaloso nel fatto che un documentario che può interessare milioni di persone venga diffuso anche attraverso la vendita. Ci si scandalizza forse dei documentari sul nazismo o delle versioni sull’11 settembre che hanno tenuto banco per settimane su quotidiani e settimanali, versioni assai meno accurate di quelle offerte dagli autori dei due documentari, ma che sono uscite in tutte le edicole e sono state comprate da migliaia di acquirenti senza che Attivissimo ci trovasse niente da dire? La speculazione sulle tragedie altrui, su cui Attivissimo tuona in un impeto di moralismo, è forse riprovevole solo quando veicola ipotesi che contrastano con le sue? Per evitare di speculare su un evento come questo, l’unica cosa da fare sarebbe non parlarne. Mi auguro che Attivissimo non stia cercando di suggerire questo.
3) Attivissimo ha poi l’abitudine non bella di stigmatizzare – anche a ragione – errori o refusi marginali degli interlocutori per ridicolizzarne l’intera ricerca. Esempio: su www.luogocomune.net si è indicato colloquialmente – ed erroneamente – il gasolio come carburante degli aerei di linea. Ora, è evidente che gli aerei sono alimentati a kerosene e non a gasolio. Gli autori di Luogocomune hanno scritto senz’altro una cazzata (del resto se gli articoli li avessi scritti io non è detto che avrei fatto di meglio). Attivissimo avrebbe potuto far notare il refuso senza menarla più di tanto. Invece ha preferito infierire senza pietà con affermazioni tipo: “Se questi signori sono così superficiali da prendere tre cantonate di fila in un singolo articolo anche su queste banalità, come fanno i loro seguaci a fidarsi di loro?” oppure “Certo, è meglio lasciare questi argomenti seri in mano a chi non sa distinguere il gasolio dal kerosene”, e così via.
Di solito, in una discussione, quando uno arriva ad aggrapparsi a questi argomenti è perché è molto nervoso o non ne possiede di migliori. Sostenere che un errore del genere (pur non bello a vedersi) possa sminuire la validità delle ipotesi formulate da Luogocomune dopo aver raccolto una quantità impressionante di dati equivale a sostenere, appurato che il vero cappello di Napoleone non somigliava neppure lontanamente a quello dipinto da Jacques Louis David nel “valico delle Alpi”, che Napoleone non è mai esistito. Chi è dotato di onestà intellettuale potrebbe al massimo sostenere che l’autore del dipinto non aveva la minima idea di come fosse fatto il cappello di Napoleone. Caro Attivissimo, io non ho mai sostenuto (né mi sembra lo abbiano fatto gli autori di Luogomune) di essere un ingegnere aeronautico o un tecnico dell’aviazione. Non è indispensabile esserlo per indagare sulla verità. Ciò che io cerco di fare - come chiunque rifiuti di accettare a scatola chiusa le verità dei media “mainstream” e decida di indagare per conto proprio -  è mettere insieme gli studi di chi, spesso, ha cognizioni tecniche migliori delle mie e informazioni di prima mano, confrontare più fonti per valutarne contrasti e similitudini, aggiungere, eventualmente, il mio contributo per i campi su cui ho competenza e trarre da tutto questo un quadro complessivo. E’ questa la procedura che, nella vita, viene adottata per qualsiasi attività conoscitiva, dall’apprendimento infantile delle nozioni di spazio e distanza fino alle indagini della magistratura. Se, per poter affermare che la Cina esiste davvero, ognuno di noi dovesse prima averla visitata di persona o perlomeno essere un esperto di lingua e cultura cinese, staremmo freschi. Penso ci si possa fidare, con buona pace dei cultori dell’erudizione, delle prove indirette e indiziarie: testimonianze di viaggio, fotografie di Pechino, reportage, eccetera, unificati dal buon senso in un atto conoscitivo CONCLUDENTE. Io posso non avere idea di come sia fatto un Boeing (a questo, semmai, supplisce internet), ma sono lo stesso perfettamente in grado di confrontare la foto di un qualsiasi disastro aereo con le foto dello schianto al Pentagono e constatarne la palese incompatibilità; così come sono perfettamente in grado, pur non essendo un vigile del fuoco,  di raffrontare gli effetti di incendi sviluppatisi in altri grattacieli con gli effetti prodotti dagli incendi sul WTC. La storia dell’ingegneria civile è piena di grattacieli andati a fuoco, che hanno bruciato anche per 24 ore di fila, ma non era mai successo che un tale edificio, a causa del fuoco, crollasse fin dalle fondamenta, tantomeno con le modalità osservate per le torri del WTC. Nella giornata dell’11/9/2001 un simile crollo, per la prima volta nella storia, sarebbe avvenuto, a dar credito alla versione ufficiale, in tre grattacieli di fila, grattacieli in cui l’incendio era limitato ai piani alti e che avevano bruciato solo per un’ora o poco più.
Posso asserire che tutto ciò è assurdo  basandomi su un processo cognitivo che si chiama “procedimento analogico” ed è un caposaldo del pensiero razionale. Certo, ad abusarne si rischia di giungere a conclusioni errate, cosa che del resto si può dire a proposito di qualsiasi strumento conoscitivo, analisi tecniche comprese. Ma negare al raffronto analogico ogni cittadinanza a favore del cavillo tecnico-analitico significa volerci prendere analiticamente per i fondelli. O, per usare un’espressione più forbita: essere in malafede.  

(Continua)

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Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Dicembre 2011 00:19
 
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