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Home Blog sezione 11/9 SERVIZIO ANTI-ATTIVISSIMO (PARTE 3)
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SERVIZIO ANTI-ATTIVISSIMO (PARTE 3) PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Mercoledì 24 Maggio 2006 17:14

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Lo stratagemma della settorialità.

Ipotizziamo il seguente scenario delittuoso: un tale fa stipulare alla moglie un’assicurazione miliardaria sulla vita della quale si fa nominare unico beneficiario in caso di morte del coniuge. Due settimane dopo ammazza la moglie con due colpi di pistola, tentando di simulare un omicidio per rapina. Il tipo non è un genio del crimine. Una vicina di casa sente i due colpi di pistola. Un altro vicino vede il tipo che esce trafelato dall’appartamento, dirigendosi di corsa verso l’auto parcheggiata, e chiama i carabinieri. Il tipo viene fermato da una pattuglia dopo pochi chilometri. Nell’auto viene trovata la pistola usata per il delitto con due proiettili mancanti nel caricatore. Il tipo viene arrestato e il giudice lo condanna a una trentina d’anni di galera, come si merita.
Questo felice epilogo è stato reso possibile dal fatto che tutti gli indizi raccolti dagli inquirenti (movente del delitto, testimonianze dei vicini, perizie sull’arma, ecc.) sono stati collegati tra loro e organizzati in un’ipotesi accusatoria complessiva che rende la colpevolezza dell’uomo probabile almeno al 95% (la certezza assoluta non esiste). Non si sarebbe mai arrivati alla verità se ogni indizio fosse stato analizzato separatamente dagli altri, come evento a sé anziché come parte integrante di uno scenario la cui immagine complessiva, pur potendo evolversi nel corso delle indagini, va sempre tenuta presente. In un’analisi separata, la vicina che ha sentito i colpi di pistola potrebbe essersi confusa con una porta che sbatteva, e magari potrebbe saltar fuori che non aveva un udito perfetto. Il vicino che ha visto l’uomo uscire di corsa potrebbe essersi insospettito per un semplice ritardo sul lavoro. I proiettili usati per l’omicidio potrebbero essere compatibili con altre armi da fuoco, oltre a quella trovata sull’auto dell’indiziato. E così via. E’ solo vedendo ciascuno di questi elementi come parte di un quadro generale che ogni indizio acquista un suo senso: se l’ora del delitto è la stessa, ad esempio, è difficile ipotizzare porte che sbattono, per coincidenza, nello stesso momento. Se la pistola è compatibile coi proiettili trovati sul cadavere e a ciò si aggiunge una sospetta agitazione dell’indiziato osservata all’ora del delitto, è molto verosimile che ciò sia indice di colpevolezza. Vogliamo proprio essere iper-ultra-garantisti? Diciamo che non commineremo condanne all’indiziato finchè la sua colpevolezza non sarà provata oltre ogni ragionevole dubbio (quindi mai, perché la certezza assoluta non è di questo mondo). Però, per favore, che almeno nel frattempo nessuno venga a raccontarci che la signora, in mancanza di prove certe che dimostrino la colpevolezza del marito, potrebbe essere morta d’infarto o di epatite. Sarebbe irriguardoso verso l’intelligenza degli ascoltatori, oltre che poco etico.
Ora, il metodo preferito da Paolo Attivissimo nelle sue controargomentazioni è per l’appunto quello dell’attacco “settoriale”. Ogni affermazione dell’interlocutore viene affrontata come se fosse una singola proposizione, anziché parte di un discorso. Una volta che si è dimostrata – o si è creduto di dimostrare – la debolezza della proposizione, si tenta di implicare la debolezza dell’intero discorso e infine (quel che è peggio) si suggerisce che, essendo debole il discorso dell’interlocutore, qualsiasi altro discorso – anche uno che non sta in piedi neanche a puntellarlo coi paletti d’acciaio - può essere ritenuto verosimile finchè non si è in grado di elaborarne uno migliore. Paolo Attivissimo, non essendo in grado di demolire l’edificio argomentativo della controparte, ne imbratta con lo spray alcuni settori della facciata e poi esclama: “Dite che il nostro edificio non sta in piedi? Beh, se il vostro è così sporco ciò significa che il nostro è solido”. Questo, per usare un pietoso eufemismo, è un modo assai scorretto di impostare un ragionamento.
Facciamo qualche esempio di ragionamento settoriale. Sostiene attivissimo che la questione del crollo del WTC 7 andrebbe affrontata separatamente da quella del crollo delle altre due torri. Ah sì? E per quale motivo? Se fosse dimostrato che il WTC 7 non è crollato da sé ma è stato demolito – come pare ormai assai probabile – non potremmo non dedurne che esso era stato minato già nei giorni precedenti, vista la palese impossibilità di piazzare le cariche e chilometri di cavo in un tempo così breve e in mezzo a quel po’ po’ di caos. Se il WTC 7 era minato, perché non dovremmo ritenere probabile che anche le altre due torri lo fossero, tanto più che la cosa sembra confermata da tante altre osservazioni? Perché trattare il caso del WTC 7 come una singola proposizione anziché come parte di un discorso? Perché tanto odio verso lo strumento logico dell’analogia?
Altro esempio. Alcune persone, con buone argomentazioni, esprimono perplessità circa il fatto che ciò che ha colpito il Pentagono fosse realmente un Boeing 757. Le autorità americane, sperando di calmare le acque, rilasciano un video dell’impatto. Tra i tanti filmati sicuramente disponibili – visto che intorno al Pentagono ci sono più telecamere che fili d’erba – ne viene scelto proprio uno pessimo, in cui si vede l’esplosione, ma l’aereo non si vede affatto. Non solo, ma il filmato non viene neppure rilasciato per intero. Si danno in pasto all’opinione pubblica solo pochi fotogrammi di esso, dai quali non si capisce niente di niente. Dietro insistenza delle corti di giustizia, viene rilasciato qualche fotogramma aggiuntivo. Nei nuovi fotogrammi si vede confusamente il muso di un oggetto che si avvicina ma i fotogrammi successivi, che permetterebbero di vederlo per intero, vengono inesorabilmente censurati. Attivissimo scrive sul suo blog che il nuovo video del Pentagono non introduce nessun elemento nuovo.
Ma come?
E’ davvero troppo azzardato mettere in relazione questa reiterata reticenza delle autorità con i dubbi avanzati dagli studiosi? E’ illogico concludere, dopo quest’ennesima presa in giro, che chi si ostina a nascondere qualcosa abbia qualcosa da nascondere? Torniamo all’esempio di prima. Supponiamo che l’avvocato del tipo sospettato di aver ammazzato la moglie, per dimostrare l’innocenza del suo cliente, produca una registrazione dei rumori nell’appartamento fatta da un vicino, dalla quale si sente poco o nulla, e allo stesso tempo occulti la registrazione – molto nitida – fatta dalle telecamere antifurto dell’appartamento. E che, per giunta, dalla registrazione prodotta siano stati espunti proprio i rumori del momento in cui è avvenuto l’omicidio. Un giudice serio non riterrebbe tutto ciò solo un'assenza di elementi nuovi. Lo riterrebbe un'atteggiamento assai sospetto e un'ulteriore prova indiziaria a carico dell'imputato. Probabilmente l’avvocato verrebbe incriminato per connivenza e depistaggio.
Con buona pace di ogni elucubrazione tecnica su gasolio, kerosene e diametro preciso del Pentagono.

Nota a margine (della serie: famo a capisse): il sottoscritto è dell’opinione che ciò che ha colpito il Pentagono fosse davvero un Boeing 757 o qualcosa di molto simile. Per arrivarci non è neppure necessario osservare le foto dei rottami che Attivissimo, meritoriamente e con molta accuratezza (diamo a Cesare quel che è di Cesare) ha pubblicato sul suo sito. E’ sufficiente il famoso ragionamento analogico. Se dietro gli attentati c’è una mente unica, quale che sia, e se il WTC è stato colpito da aerei di linea, come mostrano indiscutibilmente i filmati, non si capisce perché chi ha progettato gli attentati avrebbe dovuto utilizzare per il Pentagono qualcosa di diverso. La foto che pubblico a commento di questo articolo mostra come il fuoco può ridurre un aereo. L’aereo in questione è un Boeing 747 che si è incendiato nell’atterraggio. Non c’è da meravigliarsi che dell’aereo che ha colpito il Pentagono non sia rimasto molto da fotografare. Ciò non toglie che nei filmati che le autorità americane non vogliono mostrarci deve esserci qualcosa che non vogliono che vediamo o che hanno paura che scopriamo. Chissà, magari QUESTO?   


(Continua)

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Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Dicembre 2011 00:20
 
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