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Home Blog sezione 11/9 SERVIZIO ANTI-ATTIVISSIMO (PARTE 4)
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SERVIZIO ANTI-ATTIVISSIMO (PARTE 4) PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Venerdì 26 Maggio 2006 17:15


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Inconcludenza (ovvero: il rifiuto di concludere).

L’ingiusto vantaggio che i sostenitori della verità ufficiale hanno rispetto ai ricercatori della verità è il seguente: chi ricerca la verità, com’è tautologico, non ha una verità ufficiale a cui fare riferimento. Deve per forza mettersi in gioco. Deve raccogliere dati per conto proprio, senza il sostegno dell’opinione pubblica e delle istituzioni – e anzi affrontando spesso la loro aperta ostilità - andando non di rado alla cieca. Deve formulare ipotesi positive, col rischio, se le ipotesi si rivelassero fallaci, di vedere sminuita la propria credibilità. Deve vivere in perenne stato di lotta, non solo contro chi cerca di contraddire le sue idee ma anche contro il mostruoso sistema massificato dell’informazione, capace di trasformare una colossale stronzata in una verità serenamente accettata dalla maggioranza nel giro di un paio di telegiornali. Invece, chi si erge a difensore della verità ufficiale, non rischia nulla. Se la verità ufficiale sarà confermata, egli verrà lodato per la brillante opera di sostegno alla corretta informazione che ha saputo svolgere; se si rivelerà falsa, la colpa non sarà sua ma dei falsificatori della verità dei quali egli stesso, poveretto, è stato vittima inconsapevole. Chi sostiene la verità ufficiale è di solito una persona che non ama il rischio. Lo ama talmente poco che rifiuta perfino di autodefinirsi sostenitore della verità ufficiale. Non si sa mai. Egli si sforza di tenere una posizione il più possibile ambigua, rintuzzando e confutando senza pietà chi cerca ipotesi alternative all’ufficialità, ma sussurrando – in esordio o in chiosa – che non è detto, dopo tutto, che le rivelazioni ufficiali non abbiano anch’esse qualche pecca. Meglio lasciarsi sempre aperto uno spiraglio per la fuga. Naturalmente si guarderà bene dallo specificare quali siano queste pecche, e ancor più dall’analizzarle. Basta evocarle en passant, come si evoca per scaramanzia la possibilità che piova mentre si fa un picnic in un giorno di solleone. Il sostenitore della verità ufficiale confuta e schernisce senza pietà le conclusioni altrui, ma evita accuratamente di proporne di proprie. Meglio giocare sempre di rimessa che rischiare di farsi male scendendo in campo. Le conclusioni sono il suo incubo. Egli ama il dato d’un amore cieco, ma solo quando il dato, isolato dal branco, è mansueto e remissivo. I dati che si organizzano in insiemi e gli insiemi che si ammassano in ipotesi, richiedendo una presa di posizione, rappresentano un pericolo per il turista e vanno tenuti a debita distanza.   
Paolo Attivissimo non è un sostenitore della verità ufficiale. E’ un non-sostenitore delle verità alternative a quella ufficiale. Definirsi in negativo è un’abitudine che può risparmiare molti problemi. Non essere ricchi è sempre meglio che essere poveri. Paolo Attivissimo ci ha spiegato, in maniera assai dettagliata ed esaustiva, quali sono le tesi sull’11 settembre a cui non crede. Egli non crede che il WTC sia stato fatto crollare attraverso una demolizione controllata. Non crede a chi dice che è impossibile imparare a pilotare un Boeing facendo esercizio su un Cessna. Non crede che gli aerei che hanno colpito il WTC fossero radiocomandati (afferma “Alla stessa stregua, posso ipotizzare che gli aerei fossero pilotati da una banda di folletti: in entrambi i casi ho la stessa quantità di prove, ossia zero.”. In realtà abbiamo qualche prova in più, ma per ora soprassediamo, perché non è questo il momento). Non crede, a ragione o a torto, che il Pentagono sia stato colpito da un missile Cruise o da un velivolo diverso da un Boeing 757. Benissimo. Lo scetticismo è una sana abitudine.
Tuttavia esiste una domanda che, a costo di sembrare scortese, a questo punto non posso fare a meno di porre a Paolo Attivissimo.
Scusa, Attivissimo: ma allora a cosa credi?
Non sto mica parlando di fede in una verità rivelata, com’è ovvio. Però voglio dire: dopo tutto questo parlare di aerei, demolizioni controllate, schianti e complotti, ti sarai pur fatto un’idea tua su cosa sia realmente successo l’11 settembre del 2001. Dopo tutto questo raccogliere ed analizzare dati, sarai pure giunto ad organizzare i dati che hai raccolto in uno scenario complessivo, cioè in una CONCLUSIONE. Sono inurbano se ti chiedo di spiegarmi che cosa hai concluso e  qual è, secondo te, la versione più credibile degli eventi dell’11-9? Cerca di capirmi: non te lo chiedo perché abbia voglia di farmi gli affari tuoi. Il fatto è che, in questo modo, stiamo combattendo una battaglia impari. Io, man mano che raccolgo i dati, devo fare lo sforzo di elaborarli (rischiando di sbagliare) in una struttura sistemica che sia credibile; tu puoi tranquillamente prescindere da questo sforzo. Ti è sufficiente respingere i miei dati uno alla volta, senza doverti preoccupare di doverne poi rimettere insieme altri in uno scenario coerente. Stiamo giocando una partita di pallone in cui io faccio l’attaccante e tu il portiere, solo che non vince chi fa più gol, ma chi fa più parate. Non vale. Non è giusto.
Supponiamo, per pura ipotesi, che le tue conclusioni siano simili, se non identiche (come a prima vista si direbbe), a quelle fornite dalle fonti ufficiali statunitensi.         
Il fatto è, caro Attivissimo, che tu puoi godere, su chi rifiuta tali conclusioni, di un immenso vantaggio dialettico che è dato dal supporto massiccio che i mezzi d’informazione forniscono alla tua versione e che realizza una sorta di inversione dell’onere dialettico della prova. La versione ufficiale è, già alla prima occhiata,  largamente inverosimile e piena di contraddizioni, ma poiché è sostenuta da tutti i più diffusi mezzi di comunicazione è chi la contesta a doverne dimostrare l’infondatezza e non, come ragion vorrebbe, chi la sostiene a doverne provare la validità che l’apparenza sembrerebbe escludere.
Faccio un esempio.
Che le due torri del WTC e l’edificio 7 siano crollati in seguito a una demolizione controllata è cosa che risulta lampante a occhio nudo. Tutto fa pensare a una demolizione controllata, dai tempi del crollo (pochi secondi), alle sue modalità (gli edifici che “si afflosciano” in maniera assai caratteristica, senza che nulla o quasi resti in piedi), alle esplosioni che si scorgono negli edifici (vedi nella foto il raffronto tra un’esplosione nelle torri del WTC e quelle di una demolizione controllata, quella del Penzer Building), alla quantità di polvere che si solleva (solo un’esplosione può ridurre così grandi quantità di cemento armato in polvere così fine). Se non bastassero le apparenze, ci sono gli studi indipendenti sul crollo come questo. E perfino gli studi federali condotti dalla FEMA (Federal Emergency Management Agency), pur non parlando esplicitamente di cariche esplosive presenti nell’edificio, alludono, nell’Appendice C intitolata “Limited Metallurgical Examination”, a tracce di materiali esplosivi evidenziate da esami fotografici, chimici e microscopici.
Qualcuno vuole negare ciò che a prima vista risulta evidente e offrire al crollo una spiegazione diversa da quella della demolizione controllata? Bene, ci provi. Ma E’ LUI che dovrà dimostrare che un edificio di quell’altezza può crollare fin dalle fondamenta a causa di un incendio sviluppatosi nei soli piani alti e durato poco più di un’ora. E’ LUI che dovrà fornire a supporto di questa affermazione, apparentemente inverosimile, convincenti prove scientifiche. E’ LUI che dovrà cercare e citare dei casi di crolli “spontanei” analoghi, causati da incendi, se ne esistono (no, non ne esistono). E’ LUI che dovrà sfidare il buon senso e ciò che appare evidente per fornire una spiegazione diversa supportata (si spera) da una mole imponente di dati. Invece accade l’esatto contrario. Grazie alla versione propagandata dai media, ciò che appare evidente deve essere dimostrato punto per punto e ciò che è inverosimile gode dello status di fatto acquisito. Un po’ come se fossi io a dover dimostrare al mondo, con prove scientifiche, che i gatti non sanno volare. E mentre mi arrabatto a cercare le prove di ciò che dovrebbe essere evidente, Paolo Attivissimo restasse a guardarmi con un sorriso sardonico, contestando singolarmente ogni dato che fornisco, ma evitando accuratamente di prendere posizione in merito al problema.
Miracoli della propaganda e della strategia inconcludente.


Nel prossimo episodio: alcune affermazioni di Attivissimo demolite punto per punto.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Dicembre 2011 00:22
 
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