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HOLOCAUST 2006 PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Domenica 10 Dicembre 2006 23:23



Domani, lunedì 11 dicembre, avrà inizio a Teheran, presso l’Institute of Political and International Studies, una conferenza internazionale sull’Olocausto. Si tratta di un evento che riveste per il sottoscritto il massimo interesse e che eguale interesse dovrebbe avere per ogni storico degno di questo nome. All’evento parteciperanno 67 ricercatori, di diverse opinioni e nazionalità, tra cui almeno un italiano. Di nessuno di tali studiosi è dato a noi occidentali di conoscere il nome. L’Olocausto è uno di quegli argomenti che col tempo e l’espansione del sionismo sono divenuti autentici dogmi. Discutere dell’Olocausto, sotto qualsiasi forma, equivale a “negare l’Olocausto”. Nel regime censorio che ci viene imposto nessuno è autorizzato non dico a mettere in dubbio, ma neppure a tentare di approfondire la verità ufficiale fornita dai filmati americani e dagli storici di regime. Chiunque provi a farlo, nella migliore delle ipotesi, verrà bollato come antisemita e linciato dai media ufficiali. Ma potrebbe anche finire in carcere, come è capitato a molti storici che hanno osato sfidare il dogma.

Tra costoro c’è David Irving, uno degli studiosi a cui più si addiceva il termine “negazionista”, convinto com’era che che i morti di Auschwitz e Treblinka fossero, per la maggior parte, un’invenzione. Irving fu arrestato in Austria il 4 novembre 2005 e incarcerato con l’accusa di voler negare l’Olocausto. Già nel suo caso, ci sarebbe da fare un salto sulla sedia. L’esistenza stessa di un reato di “negazione dell’Olocausto” è un’enormità, un reato d’opinione che non dovrebbe esistere in democrazia e che si spiega solo con una volontà malcelata di tenere sotto chiave una verità scomoda. Ma non c’è solo Irving tra gli incarcerati per il pazzesco reato di “negazionismo”. Tra le vittime della persecuzione giudaica contro gli storici c’è anche il tedesco Ernst Zundel, editore, tra le altre cose, del libro di Richard Harwood  Did six millions really die? («Sono morti davvero in sei milioni?»). Zundel non ha mai messo in dubbio l’Olocausto in sé, semmai le sue cifre, la sua natura, le sue vere motivazioni e alcuni dettagli, come la reale esistenza delle famose “camere a gas”. Zundel fece il grave errore di documentarsi, portando a sostegno delle sue tesi l’opinione di storici ed esperti, mettendo questi ultimi a confronto con sedicenti “sopravvissuti della Shoah”, che non furono in grado di reggere alle puntuali osservazioni degli studiosi. Risultato: fu denunciato per “negazionismo” dalle organizzazioni ebraiche. Nel 2003 fu arrestato negli USA per “violazione delle leggi sull’immigrazione”, poi estradato in Canada (dove viveva già da molti anni) e tenuto per due anni in isolamento in un carcere di massima sicurezza. Infine fu deportato in Germania e condannato a 5 anni di reclusione dalla corte di Mannheim per negazione dell’Olocausto.

Altra vittima della persecuzone delle lobby giudaiche è lo storico Germar Rudolph, che ebbe la sciagurata idea di andare a Birkenau e Auschwitz a cercare tracce dello Zyklon B (il gas che secondo la propaganda sarebbe stato usato per il genocidio) senza trovarne neanche l’ombra. Anche lui fu arrestato a Chicago nel 2005 e consegnato alle autorità tedesche. Infine cito il caso del belga Siegfried Verbeke, che indagò sul celebre Diario di Anna Frank, scoprendo alcune cose curiose. Ad esempio che una parte delle pagine originali del diario è stata scritta a penna biro, un oggetto che in Europa, negli anni della guerra, semplicemente non esisteva. Idem come gli altri. Nell’ottobre 2005 fu estradato dall’Olanda, dove si trovava per studio, in Germania e qui condannato a 14 mesi di reclusione.

Insomma, chi tocca l’Olocausto muore e le lobby ebraiche, negli ultimi tempi, sembrano avere i nervi a fior di pelle su questo argomento. Basta fare una prova. Fatevi un giro su Google e cercate informazioni sul convegno di Teheran. Non troverete neppure un sito che fornisca il programma dell’incontro, i nomi degli studiosi partecipanti, i titoli delle conferenze. Niente di niente. Solo anatemi e maledizioni. Repubblica sottolinea che il seminario sulla shoah è stato organizzato “con il chiaro intento di negarne ancora una volta la verità storica”. Dove mancano gli argomenti la palla di cristallo torna sempre utile. Repubblica sottolinea anche che “il seminario rappresenta l'ennesima provocazione iraniana”, come se le infinite conferenze nostrane sul tema “Islam e terrorismo” avessero invece carattere amichevole e distensivo.

Tra i censori preventivi del seminario troviamo, ahimé, anche il Manifesto di oggi, con un incredibile articolo di tale Marina Forti, la cui pacatezza e obiettività è desumibile già dal titolo: “L’orrenda negazione di Ahmadi-Nejad”. Nell’articolo, tra le molte assurdità, si legge: “La pretesa scientificità della conferenza organizzata a Teheran non inganna. Le implicazioni antisemite sono chiarissime – poco vale l’argomento spesso usato a Teheran, che in Iran vive tranquillamente la comunità ebraica più numerosa in un paese musulmano: è vero, ma è anche vero che si tratta di una libertà sempre condizionata”. Ogni dogma, come si vede, è padre di altri dogmi. Il dogma dell’olocausto genera la certezza – che la giornalista non si cura di giustificare – che l’incontro abbia una scientificità “pretesa”. Questo nonostante i 67 ricercatori da tutto il mondo e la garanzia degli organizzatori che ogni partecipante “potrà esporre le sue opinioni in completa libertà”. Ce ne fossero, in Italia, di convegni di “pretesa scientificità” con simili garanzie! Anche le “chiarissime implicazioni antisemite” sono per la signora Forti talmente chiare che ella non ritiene opportuno specificarle, né attendere che il convegno abbia luogo prima di denunciarle. E naturalmente anche il fatto che in Iran viva una numerosa comunità ebraica (trattata, si spera, un po’ meglio di come gli israeliani trattano i loro cittadini arabi) è per la Forti solo l’ennesima messinscena propagandistica. Quella degli ebrei iraniani, dice la signora, è una “libertà condizionata”. Ricordo alla Forti che agli ebrei iraniani è andata di lusso. A Irving, Zundel, Rudolph e Verbeke la libertà condizionata non è stata concessa.   

La cosa buffa è che proprio nell’editoriale del Manifesto di oggi, Valentino Parlato chiede agli altri giornali di sinistra (L’Unità, Liberazione e perfino Il Riformista che è “di sinistra” più o meno quanto Rutelli) di “aprire una discussione sulle ragioni per le quali la stampa di sinistra è in declino” e non vende più nemmeno abbastanza copie da garantirsi una stentata sopravvivenza. Caro Parlato, discutete pure. Ma prima di iniziare, che ne direbbe di aprire il suo giornale e dare un’occhiatina agli articoli che contiene? Sono certo che la vostra discussione potrebbe rifornirsi di alcuni spunti piuttosto interessanti. Un indizio: come mai, per poter ascoltare opinioni non omologate su un argomento come la shoah, che mi interessa e che dovrebbe interessare, a ragion veduta, l'intero continente europeo, devo aspettare che sia il perfido regime iraniano ad organizzare un dibattito internazionale?

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IN MEMORIA PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Mercoledì 04 Ottobre 2006 19:50



MASSACRARE BAMBINI: LA POLITICA QUOTIDIANA DI ISRAELE

di Joe Quinn    (da www.rense.com, traduzione di Gianluca Freda)


Nelle sole ultime 8 settimane, il governo sionista di Israele e il suo apparato militare hanno assassinato 228 palestinesi, 37 dei quali erano bambini. I nomi di quasi tutti questi bambini sono stati completamente rimossi dai media occidentali, mentre allo stesso tempo quasi tutti conoscono il nome dell’unico soldato israeliano la cui cattura (ad opera di presunti militanti palestinesi) fu usata a giugno come pretesto dal governo israeliano per aggredire il Libano e massacrare 1300 civili.

La morte di qualunque bambino è una tragedia oltre ogni immaginazione, ma quando ci si trova di fronte ad un premeditato sterminio di massa di bambini da parte di membri della milizia israeliana, su ordine dei loro leader politici, e con il supporto pieno e consapevole (politico e militare) delle amministrazioni Bush e Blair, al lutto si aggiunge un senso di rabbia. E tuttavia, a quanto pare, non possiamo fare nulla per fermarli. Possiamo fare poco più che denunciare, pubblicamente e nel modo più esplicito possibile, la malvagità di questi uomini e donne che non dovrebbero avere nessuna parte nell’evoluzione della razza umana. Infatti, sotto il loro comando, la razza umana sembra destinata a un futuro di morte, guerra e sofferenza su scala inimmaginabile.

I politici israeliani responsabili della morte di 37 bambini palestinesi nelle ultime 8 settimane, sarebbero felici di vedere i nomi e le brevi vite delle loro vittime cancellati dalle pagine della storia, ma noi non possiamo e non vogliamo permettere che ciò accada. Qui sotto ci sono i nomi di questi bambini, le cui vite innocenti sono state recise dalle azioni di uomini che semplicemente non sono esseri umani. Sono animali.


Bara Nasser Habib, 3 anni (colpito al corpo e alla testa da uno shrapnel, Gaza City, 26 luglio)

Shahed Saleh Al-Sheikh Eid, 3 giorni  (morto dissanguato dopo un raid aereo,
Al-Shouka, 4 agosto)

Rajaa Salam Abu Shaban, 3 anni (morto per fratture alla testa dopo un raid aereo, Gaza
City, 9 agosto)

Jihad Selmi Abu Snaima, 14 anni (ucciso da un proiettile, Al-Shoukha, 10 settembre)

Khaled Nidal Wahba, 15 mesi (morto per le ferite riportate dopo un raid aereo, 10 luglio)

Rawan Farid Hajjaj, 6 anni (ucciso con sua madre e sua sorella durante un raid aereo, Gaza City, 8 luglio)

Anwar Ismail Abdul Ghani Atallah, 12 anni (ucciso con un colpo alla testa, Erez, 5 luglio)

Shadi Yousef Omar, 16 anni (ucciso con un colpo al petto sparato dalle truppe israeliane, Beit Lahya, 7 luglio)

Mahfouth Farid Nuseir, 16 anni (ucciso da un missile mentre giocava a pallone,
Beit Hanoun, 11 luglio)

Ahmad Ghalib Abu Amsha, 16 anni (ucciso da un missile mentre giocava a pallone,
Beit Hanoun, 11 luglio)

Ahmad Fathi Shabat, 16 anni (ucciso da un missile mentre giocava a pallone, Beit
Hanoun, 11 luglio)

Walid Mahmoud El-Zeinati, 12 anni (morto per ferite da shrapnel, Gaza City, 11
luglio)

Basma Salmeya, 16 anni (uccisa durante un raid aereo israeliano, 12 luglio, Jabalia)

Somaya Salmeya, 17 anni (uccisa in un raid aereo israeliano, 12 luglio, Jabalia)

Aya Salmeya, 9 anni (uccisa in un raid aereo israeliano, Jabalia, 12 luglio)

Yehya Salmeya, 10 anni (uccisa in un raid aereo israeliano, Jabalia, 12 luglio)

Nasr Salmeya, 7 anni (ucciso in un raid aereo israeliano, Jabalia, 12 luglio)

Huda Salmeya, 13 anni (uccisa in un raid aereo israeliano, Jabalia, 12 luglio)

Eman Salmeya, 12 anni (ucciso in un raid aereo israeliano, Jabalia, 12 luglio)

Raji Omar Jaber Daifallah, 16 anni (morto di ferite a shrapnel dopo il lancio di un missile,
Gaza City, 13 luglio)

Ali Kamel Al-Najjar, 16 anni (ucciso dal proiettile di un carro israeliano,
Campo profughi di Al-Maghazi, 19 luglio)

Ahmed Ali Al-Na'ami, 16 anni (ucciso dal proiettile di un carro israeliano,
Campo profughi di Al-Maghazi, 19 luglio)

Ahmed Rawhi Abu Abdu, 14 anni (ucciso da un missile teleguidato, campo profughi di Al Nusairat, 19 luglio)

Mohammed 'awad Muhra, 14 anni (colpito al petto da un proiettile israeliano,
campo profughi di Al-Maghazi, 20 luglio)

Fadwa Faisal Al-'arrouqi, 13 anni (morto per ferite da shrapnel, Gaza City, 20 luglio)

Saleh Ibrahim Nasser, 14 anni (ucciso da fuoco di artiglieria, Beit Hanoun, 24 luglio)

Khitam Mohammed Rebhi Tayeh, 11 anni (ucciso da fuoco di artiglieria, Beit Hanoun, 24 luglio)

Ashraf 'abdullah 'awad Abu Zaher, 14 anni (ucciso con un colpo alla schiena, Khan Younis, 25
luglio)

Nahid Mohammed Fawzi Al-Shanbari, 16 (ucciso da fuoco di artiglieria, Beit Hanoun, 31 luglio)

'Aaref Ahmed Abu Qaida, 14 anni (ucciso da fuoco di artiglieria, Beit Hanoun, 1 agosto)

Anis Salem Abu Awad, 12 anni (ucciso in un raid aereo, Al-Shouka, 2 agosto)

Ammar Rajaa Al-Natour, 17 anni (ucciso da un missile teleguidato, Al Shouka, 5 agosto)

Kifah Rajaa Al-Natour, 15 anni (ucciso da un missile teleguidato, Al Shouka, 5 agosto)

Ibrahim Suleiman Al-Rumailat, 13 anni (ucciso da un missile teleguidato, Al Shouka, 5 agosto)

Ahmed Yousef 'abed 'aashour, 13 anni (ucciso da un missile, Beit Hanoun, 14 agosto)

Mohammed 'abdullah Al-Ziq, 14 anni (ucciso da un missile teleguidato, Gaza City, 29 agosto)

Nidal 'abdul 'aziz Al-Dahdouh, 14 anni (ucciso da un colpo di mitragliatrice, Gaza City, 30 agosto)

Jihad Selmi Abu Snaima, 14 anni (ucciso da fuoco di artiglieria, Rafah, 10 settembre)

Avrete notato che uno dei nomi della lista, quello di Aref Abu Qaida, è evidenziato. Aref aveva 16 anni e il 1° agosto aveva appena finito di giocare a pallone con i suoi amici. Un suo amico, Sharif  Harafin, 15 anni, che era con lui, racconta cosa è accaduto:

“Avevamo appena finito di giocare a pallone. Io avevo in mano la palla. Stavo tornando a casa mia e Aref stava tornando a casa sua. Ho sentito una forte esplosione e poi l’ho visto fatto a pezzi. Il suo petto era stato squarciato da un razzo. La gente raccoglieva i pezzi del suo corpo. Ho pianto molto”.

Molti degli altri bambini, compreso quello di appena 3 giorni, sono stati ammazzati in modi simili dallo stato sionista. Ogni comune essere umano dovebbe sollevarsi conro i metodi brutali e inumani dello stato di Israele. Il massacro dei palestinesi, giovani e vecchi, da parte degli israeliani va avanti da quasi 100 anni. Se non ci ribelliamo adesso e non rifiutiamo questi atti inumani compiuti in nome della stupida guerra al terrorismo che molti occidentali tacitamente approvano, entro 10 anni non ci saranno più palestinesi rimasti vivi, e anche tu avrai preso parte al genocidio.





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I GIACIMENTI DELLA VANVERA PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Martedì 22 Agosto 2006 12:10

israel

 

Che il giornalismo italiano non sia esattamente un modello di imparzialità e correttezza informativa è cosa nota. Ma mi  capita a volte di imbattermi, quando meno me lo aspetto, in articoli di sapore così beceramente propagandistico e così maleodoranti di difesa d’ufficio, da farmi girare le scatole più del normale. Vorrei pertanto commentare punto per punto la prima parte di questo articolo di Guido Rampoldi, comparso su Repubblica del 20 agosto scorso. L’articolo inveisce a vanvera contro l’annuncio a pagamento che l’UCOII (Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia) ha pubblicato a proprie spese su molti quotidiani italiani per ricordare le vittime del sionismo e denunciare la politica genocida di Israele, suggerendo un parallelo tra stragi israeliane e stragi naziste. L’articolo di Rampoldi inizia così:


La tesi secondo la quale Israele equivale al Terzo Reich per i metodi con cui tratta i nemici è un'idiozia ricorrente tanto nel conformismo arabo quanto nel pensiero della sinistra radicale.

Qui Rampoldi, anticipando al lettore la propria raffinata metodologia dialettica, esordisce con un chiaro postulato logico: “Tutti coloro che non la pensano come me, e in particolar modo gli arabi e la sinistra radicale, sono degli idioti. Gli arabi poi, se sono conformisti, sono ancora più idioti. Anch’io sono un conformista, come potete vedere dalle cose che scrivo, ma non essendo arabo, né di sinistra radicale, non sono idiota”. Trattandosi di un postulato, cioè dell’elemento base di un ragionamento, esso non necessita di dimostrazioni né approfondimenti. E’ così e basta.
Si tratta di una metodologia dialettica che approvo e condivido e che, col permesso di Rampoldi, vorrei utilizzare a mia volta. Dirò dunque, in preambolo e riservandomi il diritto di motivare o non motivare – a mia totale discrezione – quanto affermo, che anche a me le cose che Rampoldi scrive sembrano idiozie senza pari. Pure bestialità. L’unica variante che mi riservo di adottare rispetto alla sua metodologia è la seguente: quando verrà il momento – se mai verrà – di motivare questa asserzione, proverò ad usare, rispetto a lui, argomenti un po’ più solidi.

Alla confluenza tra queste due culture, l'Unione delle comunità islamiche in Italia ha pubblicato un annuncio a pagamento in cui si suggerisce che da settant'anni il sionismo massacra le popolazioni del Medio Oriente, quasi coltivasse una segreta vocazione genocida.

Sorvoliamo sulla “confluenza delle culture” dell’Islam e della sinistra radicale (Rampoldi, evidentemente, è convinto che se gli arabi sono così incazzati devono per forza essere comunisti) e andiamoci a leggere l’annuncio pubblicato dall’UCOII, tanto per sapere di cosa stiamo parlando. Si può scaricarlo qui. Come si può vedere, in tutto l’annuncio ci sono soltanto 2 righe che accennano, in modo piuttosto brutale, all’equivalenza tra Israele e nazismo: il titolo e la riga sotto la tabella. Il 99 % dell’articolo è costituito da affermazioni documentate e poco confutabili e perfino da una tabella che dà un’indicazione approssimativa dei massacri compiuti dai sionisti contro palestinesi e libanesi dal 1937 a oggi. L’elenco comprende anche massacri avvenuti prima della costituzione ufficiale dello stato d’Israele (maggio 1948) ad opera di gruppi militanti sionisti come l’Irgun Tsvai Leumi , che operarono durante il mandato britannico sulla Palestina (1931-1948).
E’ curioso che Rampoldi, dinanzi all’elenco di tanti massacri, rivolga la propria attenzione alle due sole righe che suggeriscono, col tono necessariamente grossolano della sintesi,  un collegamento tra nazismo e atrocità commesse da Israele. Le atrocità reali, quelle che Israele ha indiscutibilmente commesso e continua a commettere nell’indifferenza dei molti Rampoldi del mondo, pur se elencate con acribia, pur se mostruose (basterebbero i soli massacri di Sabra e Chatila e quello più recente di Jenin a giustificare i toni usati dall’UCOII) non lo interessano minimamente. Il nazismo. Il sionismo. La sinistra radicale. Il conformismo arabo. I massimi sistemi. Questi sono gli unici argomenti che Rampoldi prende in esame per redigere i suoi articoli. Del macello quotidiano e reale compiuto da Israele contro i popoli confinanti, non gli importa una cippa. Rampoldi scrive che l’UCOII “suggerisce” che il sionismo massacra le popolazioni mediorientali da settant’anni, come se le date e le cifre della tabella fossero semplici opinioni e non atrocità fin troppo reali e documentate compiute da Israele nel corso degli anni. E’ meglio sorvolare e parlare di teoria che mettere i piedi in concreto in quel mattatoio che, grazie a Israele, è diventato il Medio Oriente.

Come ha spiegato il presidente dell'Ucoii l'annuncio nasce per reazione ai resoconti omissivi o mendaci con i quali gran parte dell'informazione italiana ha seguito la guerra del Libano. Ma se quest'accusa può essere pertinente, certo non aiuta la verità combattere tante bugie con un'enorme menzogna.

L’”enorme menzogna”, naturalmente, fa parte del postulato di cui sopra. Rampoldi non si sente obbligato a spiegare ai suoi lettori perché mai paragonare i massacri compiuti dagli Israeliani in Libano e in Palestina a quelli nazisti sia un’operazione così peregrina. E’ così perché lo dice lui. Deus vult. Con molta onestà, tuttavia, Rampoldi riconosce che il modo in cui i media italiani hanno seguito l’aggressione israeliana al Libano è stato, a dir poco, ripugnante, con il solito vezzo servile di mettere aggressori e aggrediti sullo stesso piano. Nonostante ciò, Rampoldi non si sente minimamente obbligato ad ovviare, almeno in parte, alla disinformazione dilagante dicendo un po’ di cose vere e corrette su ciò che sta davvero avvenendo in Medio Oriente. Macché. Se proprio deve scrivere un articolo lo scrive per dire quanto sono idioti gli arabi e la sinistra radicale a pensare che tra un migliaio di civili macellati come animali dai nazisti e un migliaio di civili macellati come animali dagli israeliani possa non esserci, all’esame autoptico, una sostanziale differenza. Che colpa ne ha lui se il giornalismo italiano è uno schifo? Che cos’ha da spartire, lui, con un giornalista? 

L'Ucoii è un gruppo di dignitari islamici che afferma di rappresentare la maggioranza delle moschee italiane: fosse anche così darebbe voce soltanto ad una piccola frazione dell'immigrazione dai Paesi musulmani. 

L’UCOII è un’associazione legalmente costituita (da comuni cittadini di religione islamica SUNNITA, non da “dignitari”) che rappresenta 122 organizzazioni musulmane sul suolo italiano e circa il 30% dei musulmani in Italia, sparsi su un’ottantina di moschee e su circa 300 luoghi di culto “privati”, cioè che non hanno ancora lo status di moschea. Rampoldi sembra sottintendere, in questo brano, che se la maggioranza dei musulmani in Italia fosse libera di parlare senza rischiare, solo per questo, l’espulsione, il carcere, il rapimento da parte dei servizi segreti o, peggio ancora, le reprimende di Rampoldi, non direbbe mai e poi mai che i massacri di Israele somigliano molto a quelli nazisti. Macchè, figuriamoci. Sono cose che solo agli arabi conformisti e alla sinistra radicale possono venire in mente.

E dunque potremmo liquidare la sua iniziativa come un'espressione di stupidità nel complesso minoritaria, anche se non solitaria in Europa (qualche anno fa perfino il Nobel Saramago ha sostenuto che la cittadina palestinese di Ramallah è la nuova Auschwitz).

E’ interessante il sollievo che Rampoldi esibisce nell’affermare che le idee dell’UCOII sono minoritarie. Il passo sembra implicare che tutto ciò che è minoritario è necessariamente anche stupido. O comunque degno di essere “liquidato”, come se le maggioranze avessero il sigillo divino della verità impresso a fuoco sulle labbra. Bene, ho fatto un piccolo sondaggio tra i miei amici e conoscenti musulmani (9 persone). Tra essi solo 2 sapevano che cosa fosse l’UCOII. Ma tutti, all’unanimità, hanno affermato di condividere il contenuto dell’annuncio anti-israeliano. Caro Rampoldi, quando gli arabi possono parlare liberamente – come fanno con me – dicono cose che gli scribacchini neanche immaginano. Tra i miei amici arabi le sue opinioni sono in netta minoranza. Si consideri liquidato.
Per quanto riguarda Saramago, lascio parlare lui, limitandomi a condividere:

“ Quello che io ho detto, e che i media non hanno riprodotto con piena fedeltà, è che a Ramallah era presente lo spirito di Auschwitz. Non sono stato l'unico a dirlo: in Israele era scoppiata un'enorme polemica sette-otto anni fa, quando un intellettuale ebreo, per giunta askhenazita, accusò l'esercito di essersi trasformato in esercito “ebraico-nazista”. Comunque, pochi giorni dopo la mia affermazione l'esercito israeliano ha invaso la striscia di Gaza e la Cisgiordania e mi ha dato ragione. Un'amica, ex-direttrice della Cineteca israeliana, mi ha detto: puoi chiamare noi israeliani come vuoi, anche fascisti, ma non pronunciare mai la parola Auschwitz. Ecco, io le ho risposto che la parola Auschwitz è diventata il muro dietro il quale gli israeliani si proteggono. Per un fenomeno di perversione linguistica hanno trasformato Auschwitz in autogiustificazione, nella parola che li assolve qualunque cosa facciano. Voglio dirlo molto seriamente: gli ebrei hanno sofferto grandi persecuzioni, anche prima dei lager, ma io non riesco a capire come questa loro sofferenza non gli abbia insegnato a non far soffrire gli altri. Coloro che hanno sofferto sono morti e l'unico modo francamente umano di rispettare coloro che sono morti sarebbe non ripetere i crimini di cui essi sono stati vittime.”
(Intervistato da Maria Serena Palieri per l’Unità del 25/02/2003)

Ma se vogliamo essere onesti dobbiamo riconoscere che l'eguaglianza tra Israele e nazismo è radicatissima nel Mediterraneo musulmano, soprattutto nel ceto medio erudito.

Veramente è discretamente diffusa anche nel ceto erudito israeliano, come spiegava Saramago nell’intervista citata. A Rampoldi è mai capitato di leggere qualche articolo di Ury Avnery (ne ho pubblicato uno sul sito qualche giorno fa)? O di Gilad Atzmon? Ha mai letto “I fiori di Galilea” di Israel Shamir? Ha mai ascoltato le voci dei refuseniks, i giovani israeliani che hanno preferito il carcere al servizio militare? Riporto un passo dell’intervista ad Atzmon citata sopra. Alla domanda se si possa paragonare Israele alla Germania nazista, Atzmon risponde:

“Se si deve fare un confronto, sono gli israeliani a vincere il campionato della ferocia, e i motivi sono ovvii. La Germania nazista era una tirannia, Israele è una democrazia guidata da un governo di centro-sinistra di unità nazionale. Ciò significa che non abbiamo nessuno strumento oggettivo per sapere quanti tedeschi approvavano i crimini nazisti (anzitutto i tedeschi non erano informati di tali crimini; secondo, non vigeva alcun sistema di sondaggio indipendente e obbiettivo nella Germania di allora); invece, gli israeliani approvano collettivamente i delitti del loro governo in Libano, e questo fatto è documentato in modo schiacciante da diversi sondaggi.”

Un equivoco così grossolano non nasce tanto da una diffusa ignoranza, senza la quale sarebbe impossibile paragonare la brutalità coloniale cui spesso ricorre l'esercito israeliano ai metodi d'un regime che realizzò il genocidio con una radicalità mai tentata nella storia umana. In realtà chi pretende che Israele sia nazista non esprime un giudizio storico, fondato su somiglianze del resto impossibili, ma un giudizio di valore per il quale lo Stato ebraico sarebbe malvagio quanto il nazismo.

Con questo ardito giro di parole, Rampoldi sta tentando di spiegare a noi ignoranti che tra la Germania del 1933 e lo stato d’Israele del 2006 esistono alcune lievi differenze. Si tratta, come chiunque può capire, di un’intuizione storicistica di straordinaria portata che senza l’ausilio di un erudito come Rampoldi nessuno di noi sarebbe stato neppure in grado di concepire. Riprendendomi dallo stordimento generato dall’assalto delle infinite prospettive interpretative che questa rivelazione mi spalanca, vorrei far presente a Rampoldi quanto segue:
il colonialismo non è ciò che caratterizza l’operato di Israele, così come il genocidio non era il fulcro del sistema nazista. Esisteva un “colonialismo” di stampo (per così dire) “israeliano” nell’operato nazista – nel senso di una progressiva occupazione e sottomissione delle nazioni europee confinanti e non – così come esiste una pulsione al genocidio, di stampo nazista, nell’agire israeliano (non saprei come altro chiamare le atrocità che avvengono quotidianamente nella striscia di Gaza). Scusate se sono brutale, ma non ho più voglia di misurare le parole. Quando parliamo di nazismo intendiamo un apparato politico-economico-militare che giustifica l’autoritarismo militare interno, il brutale espansionismo esterno e il proprio ruolo di governo sulla base di teorizzazioni di superiorità razziale.Questo è esattamente ciò che accade in Israele. Esiste un apparato politico ed economico che è integrato in quello militare, come dimostra il fatto che quasi tutti i primi ministri israeliani vengono dalla militanza negli alti ranghi di Tsahal, l’esercito di Israele. Esiste un autoritarismo militare interno – i refuseniks e i pacifisti presi a mitragliate ne sanno qualcosa – un po’ meno marcato di quello nazista, ma solo perché possiede strumenti di persuasione propagandistica più capillari e potenti (la televisione, in primis). Esiste un espansionismo verso l’esterno. Esiste, soprattutto, una teorizzazione di stampo razziale alla base di tutto questo, di cui poco si parla, ma di cui è possibile avere qualche notizia leggendo questo articolo. Avete letto? Bene. Si tenga presente che il Concilio Talmudico non rappresenta soltanto l’ideologia feroce dei coloni ebraici di Gerusalemme e della West Bank, ma anche quella di gran parte degli alti ufficiali dell’esercito israeliano, che nell’ideologia talmudica ricevono la propria formazione. Un esercito i cui capi operano nel convincimento che “non si deve esitare ad uccidere civili e bambini palestinesi” quale altro esercito vi ricorda?
Se mai un’organizzazione come l’UCOII si fosse sognata di proferire un millesimo delle bestialità sanguinarie che per “Yesha” sono il pane quotidiano, i giornali l’avrebbero distrutta, il Parlamento l’avrebbe messa fuori legge e i suoi dirigenti sarebbero stati giustamente sbattuti fuori dal paese a calci nel deretano. Perché i giornalisti come Rampoldi, che operano nell’informazione, non pensano mai ad assestare qualche poderoso calcio nel culo anche a questi schifosi rabbini nazisti? Perché Israele non pensa neppure lontanamente a metterli fuori legge?
Cito il pensiero di un ebreo intelligente, Israel Shamir, non perché io lo condivida al 100% (diciamo all’80), ma per dimostrare come siano spesso gli stessi ebrei a sentirsi infangati dalle nefandezze compiute in nome del popolo ebraico:

“Nel 1880 circa, Dostoyevsky profetizzò: se e quando gli ebrei prenderanno il potere, ci spelleranno vivi.
In Palestina, questa profezia si avvera. Non è questione di innati caratteri ebraici: un ebreo può essere buono e fare il bene, un ebreo può pentirsi, ma 'gli ebrei' no, perché questo corpo politico esiste precisamente per combattere gli indigeni, siano palestinesi o di altrove. Ideologicamente, uno Stato ebraico farà la cosa ebraica, ossia combatterà i nativi e la Chiesa, sia cristiana o islamica. 'Se gli antichi ebrei tornassero', scrisse Simone Weil, 'distruggerebbero le nostre chiese e ci massacrerebbero tutti'. 'La tradizione ebraica è occultamente etnocentrica e disumanizza gli estranei con un piacere insuperato', ha scritto Ed Herman. Nello Stato ebraico, gli ebrei antichi sono tornati, e la tradizione ebraica è diventata assoluta. Sicchè Hamas aveva ragione a non riconoscere lo Stato ebraico: un simile Stato non può diventare un vicino sopportabile. Questo Stato dev'essere smantellato, come lo fu lo Stato extraterritoriale degli 'Assassini' che un tempo controllarono il Medio Oriente”.


Non condivido l’ultimo pensiero e vorrei che la politica israeliana non stesse facendo di tutto per farmi cambiare idea.

(Gianluca Freda)

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Ultimo aggiornamento Domenica 18 Dicembre 2011 01:49
 
STRANE REINCARNAZIONI PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Domenica 20 Agosto 2006 12:05

nazi israel

 

Come ho scritto nel titolo del blog, penso di condividere totalmente l’opinione dell’UCOII, che ha assimilato le stragi compiute dagli israeliani in Libano alle stragi naziste. E lo dico alla faccia di tutte le cavillose elucubrazioni pseudo-razionali come questa, così piene di sciocchezze e doppiopesismi da far davvero sospettare, anche a chi non vorrebbe, una finalità propagandistica lautamente retribuita. Anzi, mi permetto di dire di più. Fatte tutte le debite distinzioni storiche, esiste anche un pensiero di fondo del sionismo radicale, quello rappresentato dal Concilio Talmudico, che ricalca in maniera pedissequa e inequivocabile l’idea della superiorità della razza che del nazismo fu la squallida bandiera. Per averne un’idea basta dare un’occhiata a questo articolo. Il concilio non esprime semplice disprezzo per le vite dei nemici, il che sarebbe già abbastanza repellente, ma arriva a sostenere l’inferiorità e sacrificabilità delle vite dei non ebrei. Come Dov Lior, rabbino di Kiryat Arba, che nel prendere le difese del macellaio sionista Baruch Goldstein affermò che “è ben evidenziato nella Torah il fatto che le vite degli ebrei hanno maggior valore rispetto alle altre” e che “un migliaio di vite di non ebrei non valgono l’unghia di un ebreo.”
Il fatto che il nazismo – mostro dalle mille vite – sia andato a reincarnarsi proprio negli eredi di quel popolo che appena sessant’anni fa ne fu vittima è un paradosso etico/storico che sconcerta anche me. Ma essere sconcertati ed essere ciechi sono due cose che non vanno necessariamente a braccetto.

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Ultimo aggiornamento Domenica 18 Dicembre 2011 01:39
 
LE CAZZATE DI "REPUBBLICA" PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Freda   
Mercoledì 16 Agosto 2006 11:56

shoah

 

Dal sito www.repubblica.it:

Satira sulla Shoah a Teheran, scoppia la polemica. Ieri, nella capitale iraniana è stata aperta una mostra di vignette satiriche sull'Olocausto. Più di 1100 disegni provenienti da 60 paesi. Dure critiche da parte del Yad Vashem, il memoriale dell'Olocausto di Gerusalemme. Secondo gli organizzatori si tratta della risposta alle vignette su Maometto pubblicate mesi fa da un giornale danese.

Dunque, alcune di queste famose vignette - che fanno parte della mostra Holocust International, aperta a Teheran fino al 13 settembre, accanto alla sede dell'ambasciata dell'Autorità palestinese - potete vederle a questo indirizzo, oltre che sul sito di Repubblica a commento del trafiletto citato. Dite sinceramente: vi sembrano vignette sulla Shoah? Vi sembrano immagini che sminuiscano l'Olocausto o ne insultino le vittime?

A me sembrano pure e semplici vignette anti-israeliane, anche troppo bonarie se si considera che si riferiscono ad un paese che ha appena perduto una guerra di aggressione contro uno stato sovrano sterminando più di 1000 persone e che ancora continua quotidianamente, imperterrito, i suoi massacri nella striscia di Gaza. Se il vignettista fossi stato io, avrei fatto di molto peggio. Anzi lo faccio, pubblicando qui sopra una delle vignette più cattive.
Oddio, cattive...
Quanto cattiva deve essere una vignetta per riuscire a ferire dei mostri capaci di fare QUESTO?

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Ultimo aggiornamento Domenica 18 Dicembre 2011 01:17
 
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